Radio Cora - Il Va’ pensiero suona (per tutti noi)

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  • Il Va’ pensiero suona (per tutti noi)

    Va in sala in diverse città italiane l’ interessantissimo spettacolo teatrale, che in realtà è anche teatro civile intitolato “Va’ pensiero,” per ideazione e regia di Marco Martinelli e Ermanna Montanari.

    CHIARA NENCIONI

    Un’oera di fantasia, dicono gli autori, ma non troppo, dato che lo spettacolo prende spunto da episodi realmente avvenuti, cioè dalla vicenda del vigile urbano Donato Ungaro, di Brescello (per chi non lo sapesse è  il paese di Peppone e Don Camillo?  Sulla scena Ungaro diventa il vigile Benedetti che, dopo un’infanzia a Milano, ritorna nella Val Padana per ricercare un luogo sereno e non contaminato dove far crescere il figlio. Ma trova la sua cittadina di provincia cambiata, insozzata dalla prepotenza del sindaco, soprannominato “la zarina” e dai “calabresi”, che simboleggiano il potere mafioso di cui il potente sindaco è complice. E poi c’è il nepotismo della zarina, figlia di un “papavero” del P.C.I., il quale le ha fatto fare carriera politica, che apre uno squarcio sulla discrepanza fra l’l’ideale socialista e la Real Politik. In questo contesto, il vigile urbano Benedetti, che si fa licenziare pur di mantenere la propria integrità di fronte agli intrecci di mafia, politica e imprenditoria collusa che sporca e insanguina la nostra terra, rappresenta il cittadino comune che deve fare la sua parte per il bene pubblico e non obbedire agli ordini. Insomma il contrario di  Eichmann.

    Lo spazio scenico spoglio, gli arredi ridotti al necessario, di una asciuttezza quasi brechtiana, mostrano chiaramente la scelta di rinunciare ad ogni abbellimento estetico per immergersi fino al fondo della materia bruta di una realtà quotidiana lezza. Didascalie luminose annunciano il tema delle varie scene e piccoli cori dei personaggi, come una vera e propria tragedia greca, riassumono e commentano ciò che accade. Poi c’è un vero coro, che ogni volta cambia perché è quello del luogo in cui l’opera teatrale va in scena, che intona arie verdiane, dalla Traviata, dal Rigoletto, dalla Forza del destino, dai Lombardi alla prima crociata, dal Trovatore, dal Requiem, dal Macbeth, per finire con il celeberrimo coro del Nabucco a cui il titolo della dell’opera teatrale allude. Si è scelto Verdi perché è la musica in cui è inscritta la speranza risorgimentale.

    Il Va’ pensiero suona per tutti noi, sull’Italia di oggi, su un popolo in prigionia come lo era quello ebraico nella cattività babilonese sotto Nabucodonosor. Alla fine di questo romanzo teatrale (2 ore e mezza di spettacolo), forse il primo vero dramma scritto oggi sull’Italia odierna, dopo i meritatissimi applausi, Ermanna Montanari annuncia che in sala c’è proprio Donato Ungaro. E così si alza in piedi un uomo dal volto particolare e simpatico e dal fisico quasi insignificante, molto diverso dagli “eroi giovani e belli” che canta Guccini, anche se lui eroe lo è davvero. Dice che proprio questa settimana è arrivata un’altra sentenza, la quinta, nella quale gli riconoscono un risarcimento di €148000, tuttavia non è mai stato reintegrato nel suo posto di lavoro.

    Si definisce un uomo comune che non ha fatto niente di speciale ma solo il suo dovere di cittadino. Ed invece  incarna invece l’eroismo del quotidiano. Ma «Unglücklich das Land, das Helden nötig hat» “sventurata la terra che ha bisogno di eroi” scriveva Brecht nella “Vita di Galileo” e purtroppo l’Italia odierna avrebbe bisogno di uno stuolo di eroi

     

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