Radio Cora - Chi chiederà scusa a Nancy ed Angela? e a tutti gli altri?

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  • Chi chiederà scusa a Nancy ed Angela? e a tutti gli altri?

    Venerdì 25 gennaio, mancano due giorni al Giorno della Memoria, Il Venerdì di Repubblica esce con in copertina il triangolo marrone e il titolo “Porajmos”. È la parola che in romanes (la lingua dei rom) indica lo sterminio subito da rom e sinti durante il nazismo. Il titolo indica cura: hanno scelto di scrivere Porajmos con una sola “r”, probabilmente si sono addentrati nella noiosa diatriba tra chi scrive quella parola con una “r” e chi con due – è una lingua orale non standardizzata, difficile mettersi d’accordo. Per me la parola giusta è Porrajmos, così come la indicò il linguista rom Ian Hancock, e la traduzione più efficace è “profanazione della vita”. Il problema vero non è come si scrive, è quanti la conoscono.

    Dovrò anch’io amaramente scoprire che tanta attenzione nel titolo, non rivelerà medesima precisione nel contenuto: poche foto d’epoca, due passaggi sulla deportazione e subito dopo l’intervista sul presente; dare voce alle comunità è una scelta giustissima, ma senza far passare le affermazioni di una persona, come se fossero la rappresentazione dell’insieme della comunità in tutta Europa(circa 11 milioni di persone diffuse in tutti i Paesi, circa 170mila persone in Italia per la gran parte cittadini italiani di antico insediamento con un grado di inclusione assai ampio, ma invisibile agli occhi).

    L’intervista comincia e riporta dell’impossibilità di fermarsi di fronte ai continui sgomberi: tutto giusto, ma le comunità rom e sinte sono ormai ferme da decenni (lo si dovrebbe dire), poi prosegue la narrazione: “se un rom ruba ad un non rom, per la comunità non è un problema” – dice l’intervistata. Dunque comunque tutti ladri purché fuori dalla cerchia comunitaria? e dove sono i dati? e su che basi lo si generalizza?

    Poi la domanda sui matrimoni: “le famiglie vendono e comprano spose, e se le figlie si lamentano, le madri dicono che è la tradizione” – tutte? ed in quali comunità avviene? in quali campi? ed è tollerato? e le ragazze e le madri davvero sono così ovunque tra i rom e sinti?

    Invece tutto passa come verità assoluta, perché il Porrajmos è un gancio per la lettura, ora non se ne parla già più nelle pagine dell’articolo. Non se ne accorge chi scrive, ma ritorna a percorrere la linea pericolosa dello stereotipo, quella linea ha la sua meta nel campo di sterminio.

    Domenica 20 gennaio, è in partenza il Treno della Memoria della Regione Toscana con a bordo 550 studenti delle scuole superiori di tutta la regione. Il Treno raggiungerà il la stazione di Oswiecim in Polonia, per visitare il museo memoriale di Auschwitz. A bordo ci sono anche Nancy ed Angela, ragazze italiane che fanno parte della comunità sinti e rom toscana; rispettivamente 17 e 23 anni, la prima studia, la seconda lavora come cameriera ed hanno fatto una scommessa importante: mettersi in gioco con i ragazzi e ragazze che viaggiano insieme a loro e raccontare che non è un problema essere sinte; come dice Angela “si hanno due occhi, due mani ed un cuore come tutti gli altri…”, il problema sono i pregiudizi e quando l’odio lo tocchi con mano, forse è meglio evitare di dire esattamente chi sei.

    Nancy guarda negli occhi gli studenti che partecipano all’incontro per capire qualcosa di più e prende un bel respiro:”non mi nascondo, non mi vergogno, ma evito di dirlo. Ho paura che cambi qualcosa. Sono carina, sono brava come gli altri, anche più brava di qualcuno, se dico che sono sinta (che poi sono metà sinta e metà rom) ho paura di essere considerata meno brava a prescindere. Succede tra i ragazzi, ma anche tra gli adulti”, aggiunge Angela: “I professori non intervenivano mai quando alle medie mi hanno preso di mira, finché non l’hanno saputo eravamo una classe di 26 persone molto unite, dopo solo tre sono rimasti amici con me”.

    Continua: “Avevo trovato lavoro, poi hanno scoperto che vivevo nel campo vicino alla pizzeria ed il giorno dopo mi hanno licenziata, ora ho trovato un altro posto e non lo dico a nessuno”. Qualche studente si incuriosisce:” E le vostre case come sono?”, risponde Nancy: “Come le vostre!”. Angela ha passato la sera a chiacchierare e confrontarsi ed alla fine, una volta rientrata dalla Polonia, su richiesta di qualche nuovo amico, ha mandato in un gruppo social creato sul treno un video di casa sua, con le case mobili, la cucina prefabbricata, la sua comunità. Nancy aggiunge:”conta tanto il senso di famiglia per noi, in comunità ci si aiuta, se qualcuno ha bisogno, si ferma tutto e si corre a fare quel che si può per lui, siamo una comunità pulita”.

    Angela e Nancy non sono sposate, sono state innamorate come capita a ciascuno di noi ed hanno progetti di vita che costruiscono e difendono -quest’anno ho fatto lo stage della scuola  agli Uffizi e mi è piaciuto tantissimo- sottolinea Nancy, Angela invece ha fatto volontariato ed anni fa ha provato l’avventura delle amministrative nella sua città: “vorrei creare le relazioni che servono per far capire alle persone che non c’è nulla di male nell’essere sinti o rom, abbiamo cose in più, due culture, italiana e sinta nel mio caso, abbiamo due lingue, abbiamo una famiglia più larga che ci aiuta nei momenti di bisogno, per il resto abbiamo un cuore come voi”.

    E mentre leggo il Porajmos narrato dal venerdì di Repubblica, mi chiedo se la nostra costruzione di memoria artificiosa, non debba un giorno inchinarsi alle parole di due ragazze adolescenti che pretendono, come giusto che sia, semplicemente di viaggiare insieme agli altri senza essere additate come sporche zingare.

     

    Luca Bravi

     

     

     

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