Radio Cora - Giovani e testimoni dell’Olocausto uniti in difesa della dignità umana

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  • Giovani e testimoni dell’Olocausto uniti in difesa della dignità umana

    L’ultima giornata del Treno della memoria della Regione Toscana ha fatto tappa presso l’università Jagellonica, la più antica della Polonia. Al centro dell’evento il dialogo fra studenti italiani e polacchi e i testimoni sopravvissuti ad Auschwitz. L’articolo di Chiara Nencioni.
    Una jeep con un uomo che, in una lingua diversa, offre loro del cioccolato; il breve soggiorno in ospedale e il traferimento in una scuola di Praga, dove ricevono cure ma non amore. Attraverso le parole di Andra, rivive così la ‘rinascita’ delle Sorelle Bucci sopravvissute allo sterminio e instancabili testimoni delle atrocità subite. Tatiana si sofferma  sul ricongiungimento con i genitori, iniziato con una fotografia che li ritrae nel giorno del matrimonio.
    Nell’evento accademico, al quale partecipano tra gli altri il rettore dell’università, il vice sindaco di Cracovia e il direttore della commissione europea in Polonia, le sorelle parlano con voce limpida, con la consueta complicità, quella che ha contribuito a salvare loro la vita.
    È la volta di Lidia, una delle ultime testimoni polacche, anche lei deportata bambina. In comune con le sorelle Bucci sente il silenzio delle baracche, il dover imparare presto il tedesco, e l’interesse sadico del Dottor Mengele.
    Lidia racconta l’estenuante viaggio in treno, alla fine del ’43, dalla Bielorussia ad Auschwitz, la selezione: il nonno e la nonna sono indirizzati verso le ciminiere, mentre lei e la mamma vengono mandate verso “la vita”. E fa effetto sentir questa parola, così come il fatto che lei non abbia riconosciuto la madre, vestita con il pigiama a righe e rasata. Con voce ferma racconta la vita nella baracca, fra insetti e diarrea, imparando a convivere con la morte. Pallida e trasparente, cercava di nascondersi quando veniva chiamata da Mengele, che utilizzava loro come cavie per creare “l’uomo nuovo”, il prefetto ariano.
    È bello sentire della solidarietà da parte di certi abitanti dei paesi limitrofi, che alla madre, che lavorava schiava lungo la Vistola, davano un po’di cibo. Già da bambina Lidia impara la lotta per la sopravvivenza e la mancanza di solidarietà: perfino fra bambini non si parlava.
    Testimonianze dirette, racconti di vita vissuta sulla propria pelle e su quella dei propri cari perduti che arrivano alle coscienze delle centiana di giovani che riempiono l’aula magna e che pongono domande alle preziose intelocutrici ma anche a loro stessi: “quali pensieri vi hanno aiutato nel campo a sopravvivere?” Le Bucci rispondono il fatto di essere in due; “perché il male assoluto non è riuscito a cambiare l’umanità?” Tatiana sospira a lungo, poi dice di non capirne la ragione, perché gli uomini sono tutti uguali;  Lidia invece è sicura: i giovani sono il futuro e da loro dipenderà “l’umanità” del mondo. Sicuramente dopo questa esperienza, quegli studenti e studentesse che hanno avuto la possibilità di vedere, ascoltare e non dimentica, si porteranno a casa una più alta considerazione della dignità umana e del suo rispetto.
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