Radio Cora -  OXFAM : ‘ 26 MILIARDARI HANNO STESSO REDDITO TRE MLD E 800 MLN PERSONE

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  •  OXFAM : ‘ 26 MILIARDARI HANNO STESSO REDDITO TRE MLD E 800 MLN PERSONE

    Ventisei ultramiliardari posseggono da soli un reddito equivalente alla ricchezza complessiva della meta’ piu’ povera del mondo: il dato, a conferma di disuguaglianze globali in crescita, e’ contenuto in un rapporto diffuso alla vigilia dell’apertura a Davos del Forum economico mondiale.

    Nello studio, pubblicato dall’ong Oxfam, si calcola che la ricchezza dei 1.900 miliardari censiti nel 2017 dalla rivista ‘Forbes’ e’ aumentata di oltre 900 miliardi di dollari (+1,2%).
    Al contrario la ricchezza netta della popolazione piu’ povera del mondo, circa tre miliardi e 800 milioni di persone, sarebbe diminuita dell’11%.
    Gli autori del rapporto evidenziano inoltre che, se a livello globale negli ultimi anni la poverta’ si e’ ridotta, ora il meccanismo sembra essersi inceppato. Il ritmo con il quale le
    persone si riscattano dall’indigenza sarebbe infatti inferiore del 40 per cento rispetto al 2017. Gli squilibri colpiscono anche l’Italia, dove nel 2018 il 5 per cento della popolazione piu’
    benestante avrebbe avuto tra le mani la stessa quota di ricchezza posseduta dal 90 per cento piu’ povero.

    Le fortune dei super-ricchi sono aumentate del 12% lo scorso anno, al ritmo di 2,5 miliardi di dollari al giorno, mentre 3,8 miliardi di persone, che costituiscono la meta’ piu’ povera dell’umanita’, hanno visto decrescere quel che avevano dell’11%. L’anno scorso, da soli, 26 ultramiliardari possedevano l’equivalente ricchezza della meta’ piu’ povera del
    pianeta. Una concentrazione di enormi fortune nelle mani di pochi, che evidenzia l’iniquita’ sociale e l’insostenibilita’ dell’attuale sistema economico. Un dato, quello sull'”Olimpo della ricchezza”, che e’ la rappresentazione estrema del divario patrimoniale registrato lo scorso anno: a meta’ 2018 l’1% piu’ ricco deteneva infatti poco meno della meta’ (47,2%) della ricchezza aggregata netta, contro un magro 0,4% assegnato alla meta’ piu’ povera della popolazione mondiale, 3,8 miliardi di
    persone.
    In Italia il 20% piu’ ricco dei nostri connazionali possedeva, nello stesso periodo, circa il 72% dell’intera ricchezza nazionale. Il 5% piu’ ricco degli italiani era titolare da solo della stessa quota di ricchezza posseduta dal 90% piu’ povero.
    Allo stesso tempo, se la quota della ricchezza globale nelle mani dell’1% piu’ ricco e’ in crescita dal 2011, un trend opposto caratterizza la riduzione della poverta’ estrema. Dopo una
    drastica diminuzione, tra il 1990 e il 2015, del numero di persone che vivono con un reddito di meno di 1,90 dollari al giorno, ad allarmare e’ il calo del 40% del tasso annuo di
    riduzione della poverta’ estrema (che secondo le stime e’ rallentato ulteriormente tra il 2015 e il 2018). Un aumento della poverta’ estrema che colpisce in primis i contesti piu’
    vulnerabili del globo, come l’Africa subsahariana.

    Di fronte a tutto questo, bene pubblico o ricchezza privata?, il nuovo rapporto di Oxfam, diffuso oggi alla vigilia del meeting annuale del Forum economico mondiale di Davos, rivela come il persistente divario tra ricchi e povericomprometta i progressi nella lotta alla poverta’, danneggi le
    nostre economie e alimenti la rabbia sociale in tutto il mondo.
    Lo studio mette inoltre in evidenza le responsabilita’ dei governi, in ritardo nell’adottare misure efficaci per contrastare questa galoppante disuguaglianza. Servizi essenziali come sanita’
    e istruzione infatti continuano a essere sotto-finanziati, la lotta all’elusione fiscale ristagna, mentre le grandi corporation e i super-ricchi contribuiscono fiscalmente meno di quanto
    potrebbero. L’enorme disuguaglianza che caratterizza il nostro tempo, inoltre, colpisce soprattutto donne e ragazze.

    “Non dovrebbe essere il conto in banca a decidere per quanto tempo si potra’ andare a scuola o quanto a lungo si vivra’- ha detto Winnie Byanyima, direttrice di Oxfam International- Eppure
    e’ proprio questa la realta’ di oggi in gran parte del mondo.

    Mentre multinazionali e super-ricchi accrescono le loro fortune a dismisura, spesso anche grazie a trattamenti fiscali privilegiati, milioni di ragazzi soprattutto ragazze non hanno
    accesso a un’istruzione decente e le donne continuano a morire di parto”

    L’ingiustizia fiscale sulle spalle dei piu’ poveri Bene pubblico o ricchezza privata? manda un messaggio molto netto: per potenziare il finanziamento dei sistemi di welfare nazionali, e’ necessario rendere piu’ equo il fisco. Invertendo la tendenza pluridecennale, che ha portato alla graduale erosione di progressivita’ dei sistemi fiscali e a un marcato spostamento del carico fiscale dalla tassazione della ricchezza e dei redditi da capitale, a quella sui redditi da lavoro e sui consumi. Una proposta che parte da alcune evidenze, che fotografano l’ingiustizia fiscale di cui inevitabilmente fanno le spese i piu’ poveri: globalmente nel 2015 solo 4 centesimi per ogni
    dollaro raccolto dal fisco proveniva dalle imposte sul patrimonio, come quelle immobiliari, fondiarie o di successione.
    Questo genere di imposte ha subito una riduzione o e’ stato eliminato del tutto in molti paesi ricchi e viene a malapena reso operante nei paesi in via di sviluppo. L’imposizione fiscale a
    carico dei percettori di redditi piu’ elevati e delle grandi imprese si e’ significativamente ridotta negli ultimi decenni.

    Nei paesi ricchi, per esempio, in media, l’aliquota massima dell’imposta sui redditi delle persone fisiche e’ passata dal 62% nel 1970 al 38% nel 2013. Nei paesi in via di sviluppo questa aliquota e’ ora in media al 28%. Per 90 grandi corporation l’aliquota effettiva versata sui redditi d’impresa ha
    visto un forte calo tra il 2000 e il 2016, passando dal 34% al 24%. Tenendo conto di imposte dirette e indirette, in paesi come il Brasile o il Regno Unito, il 10% dei piu’ poveri paga, in
    proporzione al reddito, piu’ tasse rispetto al 10% piu’ ricco.
    Se l’1% dei piu’ ricchi pagasse appena lo 0,5% in piu’ in imposte sul proprio patrimonio, si avrebbero risorse sufficienti per mandare a scuola 262 milioni di bambini e salvare la vita a
    100 milioni di persone nel prossimo decennio.
    Nel mondo 10 mila persone al giorno muoiono per il costo delle cure. I servizi pubblici sono sistematicamente sotto-finanziati o vengono esternalizzati ad attori privati, con la conseguenza che
    spesso i piu’ poveri ne vengano esclusi. Ecco perche’ in molti paesi un’istruzione e una sanita’ di qualita’ sono diventate un lusso che solo i piu’ abbienti possono permettersi. Basti pensare
    che ogni giorno 10 mila persone muoiono nel mondo, perche’ non hanno accesso a cure mediche, per il semplice fatto che non le possono pagare. Nei paesi in via di sviluppo un bambino di una
    famiglia povera ha il doppio delle possibilita’ di morire entro i 5 anni, rispetto a un suo coetaneo benestante. In un paese come il Kenya, un bambino di una famiglia ricca frequentera’ la scuola
    per il doppio degli anni rispetto a un bambino proveniente da una famiglia senza mezzi.

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