Radio Cora - Rovigo: al macero la biblioteca Cibotto

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  • Rovigo: al macero la biblioteca Cibotto

    E’  successo ora a Gennaio a Rovigo, non nel ’33 in Germania, che la biblioteca di Cibotto sia stata mandata al macero. Gian Antonio Cibotto, giornalista e scrittore, premiato per Grande Onore al Merito della Repubblica Italiana, scomparso nel 2017, aveva lasciato la sua biblioteca alla sua città natale, Rovigo, all’Accademia dei Concordi.

    Nonostante le proteste di grandi intellettuali italiani, come Vittorio Sgarbi, che con la sua vis polemica ha tuonato “Distruggere i libri è una pura follia”, ha presentato un’interrogazione parlamentare e vuole denunciare tutti: presidente dell’Accademia dei Concordi, sindaco e assessore comunale alla cultura, o come Andrea Molesini, che, dichiarandosi d’ accordo con Sgarbi, ha aggiunto “è l’inciviltà che trionfa”, 27 quintali di libri sono stati distrutti dall’Accademia dei Concordi, tra cui alcuni appartenenti alla collezione donata dallo scrittore. Infatti il materiale mandato al macero e non inventariato proveniva, in parte, dalla recente donazione alla città di Cibotto, la cui produzione letteraria, composta da manoscritti e libri, è stata trattata come si trattano dei rifiuti. Distruggere i libri vuol dire uccidere lo spirito della collezione Condotto. Ma lo spirito di una biblioteca è qualcosa di più dei suoi libri, è come sono stati messi assieme, come sono stati sistemati, è una concezione del mondo.
    L’ indignazione è giusta. E anche la rabbia. Distruggere i libri vuol dire impoverire la memoria collettiva. Le biblioteche sono fatte per preservare la memoria, e il fatto che sia coinvolta una Accademia, quella dei Concordi, rende l’accaduto ancora più grave. Un’ Accademia, che sin dalla sua prima fondazione ad opera di Platone nei giardini di Accademo (Atene) nel 387 a.C., è -o dovrebbe essere- un’istituzione destinata agli studi più raffinati e all’approfondimento delle conoscenze di più alto livello, è come se avesse negato il proprio statuto, la sua stessa ragione d’essere.
    Il fatto che, come asserisce la curatrice testamentaria della donazione, sia stato lo stesso Cibotto a dare il nullaosta alla distruzione di quei libri, ha un peso poco rilevante sulla valutazione dell’operato dell’Accademia dei Concordi. Anche Virgilio, morente a Brindisi, aveva detto di bruciare l’Eneide e pure Boccaccio disse di bruciare il Decameron e, per fortuna, non li ascoltarono. Non si distruggono i testi, perché non si sa mai cosa si distrugge veramente.
    I libri mandati al macero fanno venire in mente certe ordalie medioevali o i roghi della Germania sotto il Nazismo. E profeticamente Heinrich Heine, in Almasor, nel 1823, aveva scritto “Là dove si bruciano i libri, si finisce per bruciare anche gli uomini”. Non a caso “Dort wo man Bücher verbrennt, verbrennt man auch am Ende Menschen” è stata citata da Primo Levi all’inaugurazione del memoriale italiano ad Auschwitz.

    CHIARA NENCIONI

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