Radio Cora - L’Italia è ‘condannata’ al fascismo?

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    Gli italiani: Sono fascisti dentro? Alcune considerazioni sulla Introduzione del libro di Tommaso Cerno, dal significativo titolo “A noi”, edito da Rizzoli.

    di CHIARA NENCIONI

    L’autore, raccontando la mentalità degli italiani dal Ventennio ai giorni nostri, giunge alla desolante conclusione che siano tutti fascisti dentro, che nasciamo tali, sì, nasciamo “con la camicia”, ma nera, perché lo percepiamo per osmosi dal liquido amniotico.
    Ovviamente è una provocazione, ma l’autore afferma che, nonostante gli sforzi compiuti negli ultimi 70 anni, le riforme “nominaliste” (ad esempio da “minorato” a “diversamente abile”) , le parvenze del “politicamente corretto’, le affermazioni di essere “antifascista” (ahimè, sempre più rare, perché il dichiararsi “fieramente fascista” dall’ultimo governo è stato sdoganato)
    non sono bastati a cancellare ciò che del fascismo è dentro di noi, anche poiché esso, essendo un fenomeno rivoluzionario, di massa, ebbe un legame con il Paese molto più radicato, profondo, osmotico di quanto si pensi. Se ci raccontiamo che il fascismo ormai si trova solo nei simboli esplicitamente esibiti del regime, dentro i partiti dell’ultradestra xenofoba è perché abbiamo paura di ritrovarlo dove non ce lo aspettiamo più, nel nostro modo di essere quotidiano, nei nostri difetti di Paese, nel nostro sistema politico e sociale, annidato là dove sempre è stato, nell’angolo buio della Repubblica. Tuttora nei vari talk show televisivi si sente dare del “fascista” all’ uno e all’altro politico: ora a Matteo Renzi, tacciato di metodi spicci da destra e da sinistra, ora a Silvio Berlusconi, accusato di avere addormentato il Paese come un nuovo Duce, di averlo assopito in una sorta di Ventennio dal “regime dal mezzobusto umano”, trattandosi di un’anestesia televisiva pressoché totale che ha generato la propaganda di governo, ora a Beppe Grillo per le epurazioni del Movimento 5 Stelle dei deputati “ribelli” alla linea ufficiale, ora (e non del tutto a torto, data l’ostentata xenofobia) a Matteo Salvini, il leader leghista che, abbandonato il divino Po, si reinventa una specie di marcia su Roma per allargare il consenso, ormai troppo stringato, del suo Nord.
    La morale è che, almeno a parole, qui siamo tutti fascisti! E questa parola esce dalle nostre labbra con disinvoltura.
    L’autore avanza l’ipotesi che il 1945, non sia una data che l’Italia abbia davvero digerito. Certo sul piano ufficiale, nei proclami, nelle affermazioni di principio, così come nella retorica di Stato, il fascismo è morto e sepolto sotto strati e strati di antidoto costituzionale, democratico, parlamentare, ma nella vita di tutti i giorni, nel profondo degli italiani, non ci sia stata una censura del modus vivendi mussoliniano, perché molti atteggiamenti del regime si sono conservati, pur con i naturali ammodernamenti: ad esempio l’Italia bigotta e bacchettona che fa e non dice, il maschilismo diffuso in tutte le fasce sociali, la distanza fra regole scritte e regole davvero applicate, l’insabbiamento dei misteri di Stato, la corruzione come sistema di governo, l’uso dell’informazione come instrumentum per controllare l’opinione pubblica prima ancora che per informarla, per arrivare, infine, all’uomo forte, al leaderismo craxiano, berlusconiano, renziano, incarnazioni del bisogno primario di un capo.
    Dunque, a noi del fascismo è giunto più di quello che vogliamo ammettere? Un’eredità che non si manifesta nell’esibizione di simboli e bandiere, ma nei piccoli gesti, nei modi di pensare, nelle abitudini malate del nostro Paese che non mutano con i governi ma che sono difetti del popolo italiano che non sono scomparsi, sono solo mutati di sembianza. E che ritroviamo ancora oggi. Se sappiamo dove andare a cercarli.
    Dunque, con un calambour, più che in fasce nasciamo in fascio?!
    Sembrano profetiche le parole di Carlo Levi:
    «Noi non possiamo oggi prevedere quali forme politiche si preparino per il futuro: ma in un paese di piccola borghesia come l’Italia, e nel quale le ideologie piccolo-borghesi sono andate contagiando anche le classi popolari cittadine, purtroppo è probabile che le nuove istituzioni che seguiranno al fascismo, per evoluzione lenta o per opera di violenza, e anche le più estreme e apparentemente rivoluzionarie fra esse, saranno riportate a riaffermare, in modi diversi, quelle ideologie; ricreeranno uno Stato altrettanto, e forse più lontano dalla vita, idolatrico e astratto, perpetueranno e peggioreranno, sotto nuovi nomi e nuove bandiere, l’eterno fascismo italiano».

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