Radio Cora - Mattarella e la sicurezza che piace a noi

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  • Mattarella e la sicurezza che piace a noi

    Una cospicua parte del discorso di Capodanno del Presidente Mattarella è stata dedicata alla sicurezza. Quello che il Presidente ha comunque messo in chiaro è che la sua idea dell’Italia  e più in generala delle convivenza civile è molto diversa, anzi opposta, rispetto a quella di Salvini e dintorni. Dialogo invece di odio e insulti, e soprattutto il fatto che la sicurezza di una comunità passa prima di tutto dal rispetto per tutti, quindi anche e soprattutto per i cosiddetti altri.

    “Su questo vorrei riflettere brevemente, insieme, nel momento in cui entriamo in un nuovo anno.

    Sentirsi “comunità” significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri.

    Significa “pensarsi” dentro un futuro comune, da costruire insieme. Significa responsabilità, perché ciascuno di noi è, in misura più o meno grande, protagonista del futuro del nostro Paese.

    Vuol dire anche essere rispettosi gli uni degli altri. Vuol dire essere consapevoli degli elementi che ci uniscono e nel battersi, come è giusto, per le proprie idee, rifiutare l’astio, l’insulto, l’intolleranza, che creano ostilità e timore.

    So bene che alcuni diranno: questa è retorica dei buoni sentimenti, che la realtà è purtroppo un’altra; che vi sono tanti problemi e che bisogna pensare soprattutto alla sicurezza.

    Certo, la sicurezza è condizione di un’esistenza serena.

    Ma la sicurezza parte da qui: da un ambiente in cui tutti si sentano rispettati e rispettino le regole del vivere comune.

    La domanda di sicurezza è particolarmente forte in alcune aree del Paese, dove la prepotenza delle mafie si fa sentire più pesantemente. E in molte periferie urbane dove il degrado favorisce il diffondersi della criminalità.

    Non sono ammissibili zone franche dove la legge non è osservata e si ha talvolta l’impressione di istituzioni inadeguate, con cittadini che si sentono soli e indifesi.

    La vera sicurezza si realizza, con efficacia, preservando e garantendo i valori positivi della convivenza.

    Sicurezza è anche lavoro, istruzione, più equa distribuzione delle opportunità per i giovani, attenzione per gli anziani, serenità per i pensionati dopo una vita di lavoro: tutto questo si realizza più facilmente superando i conflitti e sostenendosi l’un l’altro.”

    Benché Salvini abbia, con la consueta ignorante protervia, commento così le parole del Presidente “Sono contento che lui abbia cominciato il discorso parlando di sicurezza, con noi al Governo l’Italia ha dimostrato che volere e potere e abbiamo riconquistato i nostri confini” è evidente che non ne abbia capito il contenuto o che lo abbia volontariamente rovesciato.

    Testimonianza lo è anche il fatto che i sindaci di 5 grandi città, Firenze, Napoli, Palermo, Reggio Calabria Parma, hanno annunciato che non applicheranno disposizioni del decreto sicurezza voluto da Salvini, perché, secondo loro servono solo a rendere la vita più difficile agli stranieri.  Ad es. l’articolo 4, quello che stabilisce il divieto di iscrizione all’anagrafe cittadina per i titolari di permesso di soggiorno. È una disposizione ritenuta da molti vessatoria, che colpisce gli stranieri regolari senza produrre vantaggi visibili.

    I sindaci che tradurranno in ordinanze scritte la loro protesta rischieranno una denuncia per abuso d’ufficio. In quel caso, il giudice del procedimento potrebbe decidere di ricorrere alla Corte Costituzionale, che a quel punto sarebbe chiamata a giudicare sulla costituzionalità del decreto sicurezza. Secondo numerosi ex giudici della Corte Costituzionale, intervistati oggi dai quotidiani Repubblica, Stampa e Mattino, è probabile che la Corte decida di giudicare incostituzionali alcune parti del decreto, sospettato di numerose forzature già al momento della sua discussione e approvazione lo scorso autunno.

    Quindi grazie Mattarella per aver almeno (dopo aver comunque firmato il decreto) sollevato di nuovo la questione.

    CHIARA NENCIONI

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