Radio Cora - I giovani toscani non credono più nell’Università

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  • I giovani toscani non credono più nell’Università

    Circa la metà degli studenti toscani non intende andare all’università, perché non non ne vede l’esigenza o perché non ama studiare. Il dato emerge anche anche dall’ ISTAT (solo il 49, 1% segue gli studi all’università, dato che cala al 58,1% in Molise)

    Giovani sempre più disorientato, fragili, insicuri, “bamboccioni” o “sdraiati” (che poi son capaci di sorprendere in positivo)? E se fossimo noi a non riuscire a capire i nostri giovani? La Regione Toscana ha tentato di sopperire ad una mancanza di chiarezza degli orizzonti post diploma, con un progetto pilota, che ha visto coinvolte 19 classi quinte.

    Dopo 6 ore di attività di orientamento presso le scuole aderenti, nelle quali formatori, esperti, docenti ed ex studenti hanno discusso con i ragazzi delle loro attitudini, aspettative e risposto a svariate domande, Venerdì 14 si è tenuto il laboratorio di orientamento, che ha visto impegnati docenti e alunni realizzato grazie alla partnership di F.O.R.I.U.M., Università degli Studi di Firenze, Università di Pisa, Università di Siena, Università Stranieri Siena e con la collaborazione di alcune aziende toscane.
    Durante la mattina, gli studenti hanno scelto di seguire un seminario interattivo a scelta fra i seguenti settori: Agro e Bio, Scienze della Vita e Nanotecnologie, Turismo e Beni Culturali, Moda, Sociale e Terzo Settore, Industria 4.0 nel quale è stato loro proposto di realizzare n progetto.
    Nel pomeriggio, ragazzi scelti da ogni gruppo dal palco hanno riferito la propria esperienza.
    E qui la sorpresa, un po’ triste: Circa la metà degli studenti toscani non intende andare all’università, perché non non ne vede l’esigenza o perché non ama studiare. Il dato emerge anche anche dall’ ISTAT (solo il 49, 1% segue gli studi all’università, dato che cala al 58,1% in Molise). Eppure l’università continua ad essere  uno dei punti di forza della Toscana, sia per la grande e storica attività, che raccoglie studenti da tutta Italia (oltre il 50% degli iscritti provengono da un’altra regione), per la varietà dell’offerta formativa e l’ampiezza e la rilevanza dell’offerta didattica, che è fra le migliori di Italia.

    La flessione è in calo dell’ 1,5% annuo. E sono soprattutto le ragazze che proseguono gli studi. Sta di fatto che, la popolazione studentesca universitaria italiana, che nel 2017 vedeva 1.654.680 iscritti ha un tale tasso di dispersione che arrivano a laurearsi solo in 311.799. Con buona pace della ricerca e della cultura. E anche i dati sull’impiego non sono dei migliori: secondo l’ISTAT nel 2018 è tornata a salire al 10,9 %, con un doloroso tasso di disoccupazione giovanile pari a 32, 6% con punte del 43, 4% in alcune Regioni.

    Gli studenti che sono sicuri di andare all’università, cercano una facoltà che innanzitutto li stimoli e poi offra loro uno sbocco lavorativo. Sperano che l’università non li aiuti solo nella crescita culturale ma anche in quella psicologica, e a sviluppare autostima, autoefficacia e sicurezza.
    Fra i timori c’è quello di perdere quel rapporto quasi “intimo” che hanno con certi docenti alle superiori, trovandosi, invece, immersi in classi numerose, in cui sembra loro difficile la comunicazione diretta. Inoltre temono di non saper gestire l’ansia.

    CHIARA NENCIONI

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