Radio Cora - Siria: 4 milioni di bambini non hanno conosciuto che guerra

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  • Siria: 4 milioni di bambini non hanno conosciuto che guerra

    Quattro milioni di bambini sono nati, da quando il conflitto in Siria è iniziato. La metà dei ragazzi siriani ha conosciuto solo la guerra. Lo rileva l’Unicef che sottolinea come tutti i bambini siriani di 8 anni sono cresciuti in un clima di pericolo, distruzione e morte.

    “Questi bambini – ha detto la direttrice esecutiva dell’Unicef, Henrietta Fore dopo una visita di 5 giorni in Siria
    – devono poter tornare a scuola, ricevere i vaccini e sentirsi sicuri e protetti. E noi dobbiamo provare ad aiutarli”.
    La rappresentante Unicef, nel corso della sua visita, si è potuta recare in zone fino a ieri inaccessibili ed ha rilevato
    come la guerra ha influito sulla vita delle famiglie e delle comunità che qui vivono. A Douma, ad esempio, le famiglie che erano fuggite per gli scontri stanno lentamente tornando nelle loro case ma il rischio sono le munizioni inesplose ovunque. Dal maggio scorso sono stati 26 i bambini feriti o uccisi in questa zona per i resti di esplosivi della guerra.
    “A Douma – ha raccontato Fore – le famiglie vivono tra le macerie senza cibo, acqua e riscaldamento. Ci sono 20 scuole sovrappopolate che non hanno materiale scolastico e mancano di porte, finestre ed elettricità e il clima invernale è molto rigido”.
    A causa della guerra i ragazzi hanno perso anni di scuola tanto che l’età di chi è al primo anno di scuola varia tra i 6 e
    i 17 anni. Il tasso di abbandono scolastico poi è del 29%. Per questo l’Unicef ha messo in campo programmi per l’apprendimento accelerato, per permettere agli studenti di recuperare gli anni di scuola perduti. Psicologicamente poi la guerra ha creato problemi seri ai ragazzi che “sono divenuti di giorno in giorno più violenti”, spiega l”Unicef.
    “Le intimidazioni, i matrimoni precoci e tutte le altre forme di violenza sono aumentate. I bambini e i ragazzi vedono
    solo violenza intorno a loro e dunque la considerano, ormai, come una cosa normale”. “E’ necessario aiutare questi bambini e questi ragazzi – conclude l’Unicef – a voler tornare a scuola, a tornare a giocare, a guarire”.

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