Radio Cora - La solitudine dell’elettore di sinistra

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  • La solitudine dell’elettore di sinistra

    Potrebbe sembrare il titolo di un romanzo dedicato ai simpatizzanti e agli elettori del più grande partito comunista d’Europa, quello italiano. Per ora è solo un sentimento diffuso, che parte da lontano, molto prima degli eventi convulsi che la storia politica di questi ultimi anni ci ha consegnato.

    Una carrellata quasi ininterrotta di delusioni, incomprensioni e svolte mal digerite che meriterebbero una dissertazione intimista come solo i grandi scrittori russi di fine Ottocento sapevano fare. Una sorta di “Memorie dal sottosuolo” dell’animo perduto e solitario dell’elettore, disarcionato dalla storia. E il punto di non ritorno è facilmente individuabile: la svolta della Bolognina del 1989 ad opera di Achille Occhetto quando il PCI divenne il PDS, la parola “comunista” cancellata dal nome del partito e l’ideologia sepolta sotto le macerie di quel Novecento politico che cominciava a sfrangiarsi per diventare liquido e post-ideologico.

    “Tre giorni dopo la caduta del muro di Berlino, Occhetto lancia il progetto di una trasformazione radicale del partito- scrive il ricercatore Valerio Marinelli, nel suo libro “Il Partito. Organizzazione, Mutamenti e Scissioni della Sinistra Maggioritaria Italiana” (Rubbetino, 2017)- Il PCI, battello mosso dai contrastanti venti di paura e speranza, per non trasformarsi in uno spettatore del collasso del blocco sovietico, non può più rinviare il cambiamento, sia in termini di cultura politica sia di ideologia organizzativa”.

    Una trasformazione non più rinviabile, necessaria anche se dolorosa soprattutto per la base, che Occhetto ancor oggi rivendica con forza: “La rifarei altre dieci volte” dichiara nel documentario “Eravamo tanto amati. La sinistra italiana a 30 anni dalla Bolognina”, opera dei giornalisti Andrea Marotta, Domenico Guarino e Andrea Lattanzi, un’inchiesta sulla sinistra in Italia attraverso ventiquattro interviste a politici, intellettuali ed artisti che, dopo un lungo tour di presentazioni, sarà proiettato venerdì 14 dicembre alla Casa del Popolo delle Caldine, a Fiesole.

    “Alle elezioni del marzo 2018, il PD ottiene circa 8 milioni di voti. Quasi gli stessi raggiunti dal PDS nel 1992 al suo debutto dopo il sofferto scioglimento del PCI- spiegano gli autori- La svolta lanciata nel 1989, all’indomani della caduta del Muro di Berlino, ha tradito le aspettative? È possibile riconquistare quel consenso? Abbiamo cercato queste risposte nella “rossa” Toscana, tra alcuni dei protagonisti di allora e di oggi”.

    “Vi devo confessare che il comunismo non l’ho fatto crollare io- precisa ancora Occhetto nel documentario- Era meglio gestire il crollo in atto o era meglio subirlo come altri partiti caduti nel dimenticatoio o nel ridicolo? È questa la domanda che dobbiamo farci”. Se il tribunale della Storia ha assolto con il tempo l’imputato Achille Occhetto, rimane allora da chiedersi cosa fosse il comunismo per il suo popolo, quello delle sezioni, delle feste dell’Unità e delle manifestazioni con la bandiera rossa e il pugno alzato.

    Perché eravate comunisti? hanno domandato gli autori agli intervistati di Eravamo tanto amati (tra cui Fabio Mussi e Sergio Staino ) :“La risposta quasi unanime è stata la giustizia sociale, l’aspirazione verso una società più giusta ed egualitaria, e la garanzia di un progresso sociale cui potevano legittimamente ambire tutti, indistintamente”.

    La bussola politica ed emotiva del documentario è quindi la necessità e il desiderio di capire la sorte di quella tensione ideale, che permetteva all’operaio e all’intellettuale di sentirsi rappresentati dallo stesso partito, coniugata abilmente alla capacità concreta di amministrare offrendo le risposte ai bisogni fondamentali dei cittadini.

    Le lacrime di Occhetto, che rappresentano iconograficamente il tramonto definitivo di un’epoca, quella della forte rappresentanza territoriale e della collettività, sono le lacrime di tutto un popolo privato del suo orizzonte ideale di riferimento. “Siete un partito rassegnato all’inutilità e uguale a tutti gli altri” accusa Nanni Moretti nel film Palombella Rossa.

    Il sentimento mistico che univa il popolo della sinistra inizia a perdere di sacralità. “I singoli iscritti cominciano quindi a sperimentare una sorta di “solitudine”- scrive ancora Marinelli nel libro Il Partito- La mancanza di saldi riferimenti tanto ideologici quanto organizzativi li porta a non credere più nella visione di un partito-chiesa, dove la gerarchia di apparato e le sue solide strutture rappresentano un valore in sé”. Secondo il ricercatore è infatti con la segreteria Occhetto che inizia quel preciso processo politico-organizzativo verso la personalizzazione e la “presidenzializzazione” forte di oggi, e l’attuale PD, contrariamente al vecchio PCI, partito “impersonale”, è diventato un partito dei leader anche se “Renzi è figlio di questo lungo processo, non usurpatore come sostiene qualcuno”, precisa Marinelli nelle conclusioni del libro.

    “È difficile storicizzare il presente e la figura di Matteo Renzi- concludono i tre autori del documentario- anche se la maggioranza dei nostri interlocutori non ne dà un giudizio positivo. Al netto di alcuni buoni provvedimenti del suo governo, rimane la forte sensazione che sia mancata la giusta credibilità sul piano ideale. Si è abdicato all’idea di uguaglianza e oggi il PD è un partito che si riferisce ad un indifferenziato cittadino, o forse sarebbe più giusto chiamarlo consumatore”. Più che fare il comunismo, insomma, si è finito per fare il consumismo.

    E se qualcuno era comunista perché si sentiva solo, come cantava Giorgio Gaber, chissà come si sente oggi.

    SARA CAPOLUNGO

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