Radio Cora - “Il comunismo ha fallito, il capitalismo ha fallito, ma Cuba è ancora lì”

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  • “Il comunismo ha fallito, il capitalismo ha fallito, ma Cuba è ancora lì”

    Mercoledì 28 novembre alle 17, nell’ambito di “I Venerdì della Normale” (edizione speciale), abbiamo incontrato Gianni Minà. Da Cassius Clay, a Maradona a Fidel Castro, fino a quel documentario che nessuno ha avuto il coraggio di produrre, passando per l’Italia di oggi. “Sono un ragazzino di 80 anni e spero ancora che si possa salvare questo mondo, non con i dettami della borsa, ma con i valori che hanno gli indigeni”.

    Provato da una recente malattia ma con gli stessi occhi vivaci e acuti di sempre. E poi quella risata aperta, sorniona, travolgente: Gianni Minà si presenta così alla Scuola Normale di Pisa. E’ accompagnato dall’assistente, poi divenuta produttrice ed infine moglie, Loredana Marchetti,  che sta per diventare la regista di un documentario sulla storia del giornalismo tramite le vicende di Gianni.

    Lei lo guarda con amore e lo soccorre nei momenti in cui gli manca la parola. Ma quando lui inizia a parlare dei suoi storici reportage e dell’attualità, è un fiume in piena. Capita che trovi dei sassi lungo il suo corso, ma li supera e sfocia nell’applauso finale, durato più di tre minuti.

    “Il giornalista è sempre un po’ vanitoso, perché vorrebbe scrivere cose che ha vissuto lui, non altre persone. E io sono giornalista da quando sono nato. Sin da piccolo, avrò avuto 7-8 anni, seguivo il tour de France e scrivevo dei pizzini’’ dice subito, tanto per chiarire di che pasta è fatto.   E poi via, attraverso  tutta la sua straordinaria carriera,  fatta di reportages, documentari e  rubriche che hanno contribuito a far  evolvere il linguaggio giornalistico della televisione.

    Gli incontri con ‘i grandi’: Diego Maradona, Cassius Clay-Muhammad Alì su tutti. Alì, dice Minà. Era “il simbolo di un paese che stava cambiando pelle. Seguì Malcom X e si fece musulmano, dimostrando come si possa essere musulmano e per bene!”. Ma Clay, ricorda,  è anche l’uomo che seppe dire no alla guerra, nel 1967, tre anni dopo la conquista del campionato mondiale, rifiutandosi di combattere in Vietnam. Per questo fu arrestato, accusato di renitenza alla leva e privato del titolo iridato. E poi l’11 settembre, del 2001, quando Bush chiamò Muhammad Alì– già gravemente malato di parkinson- come simbolo della nazione. “Sempre disposto ad aiutare la mia patria” rispose lui, ricorda Minà “pur essendo contro le politiche del presidente”. “Dietro questo atto non c’è sola la forza di un pugile- sottolinea – . Ma il problema dei neri in America non è ancora superato, se in un anno in USA la polizia uccide 22 persone di colore” .

    Maradona: non sarò mai un uomo comune, è un reportage-confessione realizzato nel 2001, alla fine dell’anno più sofferto della vita dell’ex calciatore. Il campione più grande di tutti i tempi racconta il suo controverso rapporto con l’Argentina e la politica del suo paese, il suo soggiorno a Cuba, la sua ammirazione per Che Guevara e infine come e perché ha deciso di lasciare il calcio. “Maradona ha frequentato tutti coloro che hanno portato la democrazia in America Latina, ha partecipato ai summit con i capi di stato, ha avuto il coraggio di esporsi” dice Minà.

    E allora via con  l’America Latina. La vera, grande passione di Gianni, cui ha dedicato opere come Storia di Rigoberta (sul Nobel per la pace Rigoberta Menchù), Immagini dal Chiapas e Marcos: aquì estamos (sull’insurrezione zapatista) il saggio Continente desaparecido, (realizzato con interviste a Gabriel Garcia Marquez, Jorge Amado, Rigoberta, Pombo e Urbano, compagni sopravvissuti a Che Guevara in Bolivia e Frei Betto) e Il Che trent’anni dopo, (ispirato alla vicenda umana e politica di Ernesto Che Guevara).
    Infine la lunghissima intervista, durata bel 16 ore, che  realizzò con Fidel Castro  nel 1987 traendone un documentario storico, un libro e un reportage (Fidel racconta il Che). Quello stesso Fidel che Minà  intervista ancora nel 1990, subito  dopo il tramonto del comunismo.“E’ stato l’unico ad aver avuto sottomano la vita dei suoi cittadini” dice. “Il comunismo ha fallito, il capitalismo ha fallito, ma Cuba è ancora lì nonostante il più lungo blocco economico della storia dell’umanità”. “Non è cambiato nulla nemmeno con Obama” sottolinea Minà “nonostante le speranze”. E rivela di aver realizzato un documentario che si intitola proprio Cuba all’epoca di Obama ma che nessun produttore è stato disposto a finanziarne la distribuzione.

    “Sono molto scoraggiato sul giornalismo di oggi. E’ diventato prassi. Dai giornalisti dovrebbe essere raccontato ciò che gli altri non sanno e che tu stai lottando per sapere, non tagliare e incollare le notizie senza neppure vagliare le fonti Io ho avuto la fortuna di vivere negli anni in cui si pensava di raccogliere i frutti per cui avevamo lottato. E invece no. Il peggio doveva ancora venire” riflette Minà.
    Arreso dunque? Nemmeno per sogno : ”sono un ragazzino di 80 anni e spero ancora che si possa salvare questo mondo, non con i dettami della borsa, ma con i valori che hanno gli indigeni, come Rigoberta” conclude  sorridendo sornione.

    CHIARA NENCIONI

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