Radio Cora - Maturità: con nuove linee guida una scuola sempre meno ‘Costituzionale’

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  • Maturità: con nuove linee guida una scuola sempre meno ‘Costituzionale’

    Nonostante la nostra Costituzione dedichi ben 2 articoli dei principi fondamentali alla scuola (articoli 33 e 34) le linee guida della nuovo esame di stato paiono ulteriormente sminuire il valore della formazione, peggiorare la qualità dell’apprendimento ed abbassare il livello culturale medio dei futuri cittadini.

    Il 4 ottobre secondo quanto previsto dal D.lgs. n. 62/2017 (attuativo della legge n. 107/15), come modificato dalla legge n.108/2018 (di conversione del decreto Milleproghe) il Ministro Marco Bussetti manda in pensione le vecchie regole che erano il vigore dal 1997 quando la riforma Berlinguer introdusse la formula dell’esame di Stato così come la conosciamo ora con la terza prova, la tesina e la commissione mista. 

    Delle tre cose, resta solo la terza.

    La tesina, qualora non fatta in maniera superficiale, attraverso un mero taglia e incolla dalla miriade di tesine in circolazione sul web, poteva essere l’occasione di approfondire con originalità un argomento di particolare interesse da parte dello studente, di imparare a creare inferenze e rapporti fra le materie studiate in chiave interdisciplinare, senza i paraocchi della singola disciplina, cimentarsi, forse per la prima volta, con la raccolta e il vaglio critico delle fonti, buona palestra per chi proseguirà gli studi universitari.

    La prove scritte saranno due invece di tre.

    Per la prima prova, che rimane italiano per ogni indirizzo di studi, sono previste tre tipologie di prova. Due di queste, la A (analisi e interpretazione di un testo letterario italiano in prosa o poesia) e la B (analisi e produzione di un testo argomentativo) sono di tipo strutturato, cioè si compongono di una prima parte di analisi e comprensione del testo e una seconda parte di produzione libera (riflessione e commento) a partire dalle tematiche sollevate nel testo proposto, mentre la C (riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su argomenti vicini all’orizzonte esperenziale degli alunni o tematiche di attualità) è più simile ad un tema. Rispetto, però, a quello tradizionale a cui questa prova, più si avvicina, si potrà richiedere al candidato di inserire un titolo coerente allo svolgimento e di organizzare il commento attraverso una scansione interna, con paragrafi muniti di un titolo.

    Gli argomenti proposti nelle prime due tipologie trattano il periodo che va dall’Unità ad oggi.

    Per dar modo ai candidati di esprimersi su un ventaglio sufficientemente ampio di argomenti saranno fornite sette tracce: due per la tipologia A, tre (e non più 4) per la tipologia B in ambito artistico, letterario, filosofico, scientifico, storico, sociale, economico e tecnologico, e due per la C.

    Ai docenti in commissione verranno fornite griglie di valutazione nazionali per la correzione delle prove scritte.

    Balza agli occhi la sparizione del cosiddetto tema storico con il pericolo che questa assenza sia sintomo di una perdita d’importanza dello studio della storia nel sistema scolastico italiano se non un vero e proprio progetto politico per far ulteriormente sprofondare il paese in una crassa ignoranza del proprio passato nazionale ed europeo e quindi renderlo inetto a comprendere i meccanismi storici che possono incidere sul nostro futuro. Non studiare la storia, ha avvertito in particolare la senatrice a vita Liliana Segre, è pericoloso perché favorisce un processo di oblio dei fatti più o meno recenti con conseguenze disastrose per le nuove generazioni. L’amnesia storica agevola il lento scivolamento da cittadini a sudditi, più facilmente influenzabili e più docilmente governabili ed inclini al qualunquismo e al populismo. “Historia magistra vitae” sostenevano già gli umanisti, ma l’Italia, che pure è stata culla dell’Umanesimo e del Rinascimento, sembra averlo dimenticato.

    La seconda prova può essere scritta, grafica, compositivo-esecutiva, musicale e coeretica e verte su una o più discipline caratterizzanti il corso di studio.

    Alle prove scritte viene attribuito un punteggio di 20 punti l’una, non più 15. E visto che è scomparsa la terza prova, passiamo ad un totale di 40 per gli scritti. Anche al colloquio vengono attribuiti 20 punti, per cui alla commissione spettano poi fino a 60 punti. Dato che il punteggio massimo resta 100, viene data più attenzione al percorso svolto dai ragazzi nell’ultimo triennio, con un punteggio maggiore assegnato al credito scolastico che varrà fino a 40 punti invece degli attuali 25. Resta non chiaro, però, come convertire i crediti dati nei due anni precedenti alla riforma, per adeguarli alle nuove normative. Sicuramente ciò darà adito a lamentale, vita ad ingiustizie o comunque getterà i consigli di classe nel caos.

    All’orale gli studenti, su proposta della commissione, dovranno analizzare testi, documenti, esperienze, progetti affinché i docenti verifichino l’acquisizione dei contenuti e della metodologia propria delle singole discipline, delle capacità critiche e argomentative del candidato, il quale deve anche esporre, mediante una breve relazione e/o un elaborato multimediale l’esperienza di alternanza scuola-lavoro. Sarà determinante, nel voto finale, la relazione circa il percorso d’integrazione scuola-lavoro che andrà assumendo un ruolo centrale per determinare il livello di “maturità” del candidato. 

    Per essere ammessi alla maturità non servirà avere il 6 in tutte le materie, ma sarà sufficiente che la media (inclusa del voto di condotta) arrivi alla sufficienza. Ciò mi pare abbassare ulteriormente il livello, già minimo, richiesto in uscita dalla scuola secondaria di secondo grado. Inoltre può indurre gli studenti a studiare in materia più superficiale se non addirittura ad abbandonare o quasi alcune materie a favore di altre che incontrano un maggiore interesse o successo formativo.

    CHIARA NENCIONI

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