Radio Cora - Inaugurato il monumento in memoria delle vittime rom e sinte dello sterminio. Liliana Segre: “È un atto dovuto, sentivamo le voci dei bambini”

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  • Inaugurato il monumento in memoria delle vittime rom e sinte dello sterminio. Liliana Segre: “È un atto dovuto, sentivamo le voci dei bambini”

    Nella mattina di ieri ( 5 ottobre) a Lanciano (Ch), è stato inaugurato il monumento in memoria delle vittime rom e sinte del Porrajmos  (lo sterminio subito durante nazismo e fascismo). La statua in marmo della Maiella (ben visibile dal Parco della Memoria in cui è stata posta la scultura) raffigura una donna con in braccio un bambino; così l’intervento di Gad Lerner è ritornato su quella stessa immagine nel presente: la mamma rom che portava in braccio la sua piccola di quindici mesi, ferita alla schiena dallo sparo di un fucile rivolto verso la bambina.

    La lettera inviata dalla senatrice Liliana Segre, l’intervento di Luigi Manconi in qualità di direttore dell’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali della Presidenza del Consiglio), le parole di Gad Lerner e Moni Ovadia hanno segnato l’importanza di questo momento di riconoscimento che ha visto il pieno coinvolgimento delle comunità rom e sinte in Italia ed in Europa. Ne riportiamo i passi centrali, perché restino segno di una Memoria che vuole portare il frutto della pace, della dignità e della fratellanza nel presente. [Luca Bravi]

     La lettera di Liliana Segre – “Carissimo Senatore Luigi Manconi, caro professor Santino Spinelli e caro sindaco Mario Pupillo, purtroppo non posso essere personalmente presente alla cerimonia di inaugurazione, ma saluto con vero piacere questa iniziativa promossa dall’Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni Razziali (UNAR), in collaborazione con le associazioni che rappresentano i popoli Rom, Sinti e Caminanti, in particolare l’associazione Them Romanò. Inaugurare un monumento alla memoria dello sterminio di Rom e Sinti attuato dai nazisti è un atto dovuto e anzi giunge con troppo ritardo. La Shoah degli Ebrei e il Porrajmos dei popoli nomadi sono parte di uno stesso progetto disumano. Io ricordo, perché io c’ero. C’ero in quei campi di sterminio in cui, insieme agli ebrei anche altre minoranze vennero annientate. Tra queste, il gruppo più numeroso fu proprio quello degli appartenenti alle popolazioni dei Rom e Sinti. E dire che ad Auschwitz inizialmente la condizione dei prigionieri nel “lager degli zingari” aveva suscitato la nostra invidia. Lì non erano stati separati – gli uomini dalle donne, gli abili al lavoro dagli inabili – e le famiglie vivevano unite nelle loro baracche, e avevano conservato anche i loro vestiti. Sentivamo le loro voci, le voci dei bambini, li consideravamo fortunati. Solo dopo capimmo cosa li aspettava. Ce ne accorgemmo una mattina in cui quei rumori non li sentimmo più e nelle loro baracche vuote regnava un silenzio spettrale. Durante la notte tutti – uomini, donne, bambini, vecchi – erano stati portati nelle camere a gas e sterminati. Chi ha vissuto tutto ciò non può non trovare scandaloso l’oblio che per lo più è caduto sullo sterminio dei nomadi. Il monumento che oggi inaugurate è giunto troppo tardi e sicuramente è troppo poco, ma se serve a riprendere un cammino di memoria, di conoscenza e di coscienza costituirà comunque un primo passo importante e significativo”.

    Luigi Manconi (direttore Unar) – “Carissime amiche e carissimi amici, noi amiamo costruire e non distruggere. Noi amiamo realizzare non annientare, amiamo lasciare segni, tracce, lasciare messaggi, non cancellare, per questo noi non amiamo le ruspe, ma amiamo i monumenti, perché sono un segno tangibile, qualcosa che resta e che segnala il perpetuarsi del ricordo, la possibilità di costruire una Memoria[…] qui stiamo restituendo onore a quelle centinaia di migliaia di rom e sinti uccisi nei lager nazisti, stiamo loro restituendo l’onore di vittime e quello di resistenti, perché noi ricordiamo con loro la storia di quelle vicende di lotta all’interno dei campi di concentramento. […] L’inaugurazione di questo monumento è importante, perché restituendo a rom e sinti la dignità delle vittime  consentiamo loro, aiutiamo loro siamo con loro nel costruire la loro cittadinanza italiana ed europea […] partendo da quello si rende loro la possibilità di essere parte integrante della cittadinanza europea contro ogni tentativo di rinnovare in Italia e in Europa l’orrore dei meccanismi di segregazione e persecuzione”. […] Rinnoviamo una Memoria tutta intera, tutta nostra e che non vede nessuno escluso, nessuno cacciato via, nessuno respinto”.

    Gad Lerner – “Guardando il monumento che raffigura una donna rom con la sua creatura in grembo, io non riesco a non pensare a quella donna che il 18 luglio scorso a Roma, nella capitale, camminava davanti al campo di via Salone in viale Palmiro Togliatti tenendo in braccio la sua creatura e da un balcone si è affacciato un uomo con un fucile che ha preso la mira, ha sparato e ha colpito alla schiena quella bambina di 15 mesi. […]Davanti ai monumenti e alla Memoria quasi sempre il silenzio è meglio delle parole, ma se ho voluto fare quest’associazione al termine di un’estate in cui nuovamente, come già dieci anni prima nel 2008, si è adombrata l’eventualità di un censimento etnico in questo Paese, un’estate nella quale dall’alto della responsabilità dell’ordine pubblico e delle istituzioni si è potuta adoperare la parola “purtroppo” a proposito del fatto che i rom con cittadinanza italiana non possano essere espulsi dalla nazione, io credo che tutto questo non solo renda ancor più necessario il documento, ma risponda anche alla domanda più antipatica che noi tutti possiamo insieme porci: perché arriva così tardi? Perché arriva al termine di una sequenza che è proseguita sistematicamente nel dopoguerra di odio, pregiudizio e discriminazione che in Italia porta dei nomi a noi tristemente familiari come Ponticelli, Opera, Livorno, Casilino 700, che ha visto additare i popoli rom, sinti e caminanti ancora come oggetto di una persecuzione che essi si meritavano. […] A noi ebrei  è capitato spesso di sentirci, dire nel corso di questi anni “voi siete finiti nelle camere a gas da innocenti, voi siete le vere vittime, gli zingari invece è un discorso diverso”. Quello che si è imposto come un tabù nei confronti dello sterminio degli ebrei non si è voluto imporre con la stessa forza e determinazione nei confronti dei popoli rom, sinti e caminanti e questa è un’ingiustizia che mi fa sentire ancor di più a voi fratello, nella Memoria e nella vigilanza che oggi nel presente così difficile insieme abbiamo il dovere di esercitare”.

    Moni Ovadia – “Ho sempre pensato che se io sento qualcuno che rivolge un’aggressione a un rom o a un sinto, se qualcuno parla con parole di disprezzo, di discriminazione, di disprezzo, di pregiudizio, per me è come se mi dicesse “sporco ebreo”. È la stessa identica cosa. È ora che noi apriamo un nuovo cammino usciamo dalla retorica, usciamo dalla falsa coscienza che caratterizzano i Giorni della Memoria. Come è possibile che uomini delle istituzioni vadano in visita nei lager e nei luoghi dell’orrore, magari mettendosi uno zucchetto  e uscendo sottacciano lo sterminio dei rom e dei sinti; come è possibile? Lo hanno fatto continuamente, vanno a rifarsi una verginità, fanno dell’ebreo lo strumento di questo rifarsi la faccia e poi continuano l’attività di discriminazione dei rom e dei sinti, unico popolo sulla terra d’Europa che non abbia mai fatto guerra a nessun’altro né mai abbia pensato di fare una guerra. Non è più possibile che si celebri un episodio come il Giorno del Ricordo, cioè quella sorta del giorno del revanscismo come è diventato strumentalizzando vittime, ma sottacendo l’orrore del campo di sterminio di Jasenovac, come se non fosse accaduto. […] Persino io che ho dedicato la vita per imparare cose a proposito dell’orrore provocato dal fascismo e dal nazismo, ho scoperto recentemente dello sterminio degli ebrei e dei rom di Odessa e di quelle aree, ammazzati non nei lager, ma assassinati dai fascisti di Antonescu, a mani nude e deportandoli in Transnistria, ebrei e rom insieme, assassinandoli in modo brutale o somministrando loro una minestra di un’erba che provocava la paralisi del sistema nervoso centrale. I confini dell’orrore sono vastissimi”. Io credo, come ebreo, che ogni ebreo dovrebbe pronunciare un giuramento solenne: ” non permetterò mai più che parlando dello sterminio del popolo ebraico, della Shoah, non si parli contestualmente del Samudaripen/Porrajmos del popolo rom e sinto (sterminio), che si parli dello sterminio degli omosessuali e di tutte le altre vittime del nazifascismo”. Noi, in quanto ebrei, dobbiamo rifiutare qualsiasi rapporto con i governanti che oggi perseguitano i rom e i sinti altrimenti siamo indegni della nostra Memoria.

    La diretta dell’iniziativa è visibile dalla pagina facebook di Unar (Ufficio Nazionale antidiscriminazioni razziali)

     

     

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