Radio Cora - Rom: la soluzione (finale)

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    Oggi un gruppo di esponenti di Fratelli d’Italia guidati dall’ex capogruppo del consiglio regionale, onorevole Donzelli, si è recato al campo nomadi del Poderaccio dichiarando una situazione insostenibile. E Donzelli ha ragione, perché ci sono rifiuti e degrado in quella zona che da sempre è una ex discarica.

    Ricordiamo, questa volta a margine, che solo il 20% dei rom e sinti vive nei campi e che per l’80% sono già inclusi e vivono in mezzo a noi, ma evitano di dirsi rom per evitare di essere massacrati dai pregiudizi, dunque noi li consideriamo solo il popolo dei campi, ma i dati sono molto diversi.

    Il problema posto oggi dalla delegazione è però quello del campo nomadi e della soluzione da attuare, quindi limitiamoci a questo tema.

    Ma come ci sono finiti gli zingari nei campi? Facciamo un rapido passo indietro:

     

    Gli anni sessanta sono il decennio da cui in Italia, e soltanto in Italia, inizia la costruzione dei campi nomadi. Le nostre istituzioni bollarono i rom e sinti come “zingari” e “nomadi” e la scelta fu quella di farli vivere in “campi nomadi” convincendoli ad entrarvi: è nota la vicenda di un rom che a Cagliari, in quegli anni, dovette ricorrere al Tar per avere il diritto di vivere altrove. In quel periodo si trattava di persone in larga parte cittadini italiani dedite allo spettacolo viaggiante o venditori ambulanti.

    Alla metà degli anni Novanta la situazione dei campi si aggravò a causa degli arrivi di rom dall’ex Jugoslavia che erano profughi di guerra e richiedenti asilo. In Jugoslavia ed in generale nell’est dell’Europa, i rom erano già sedentarizzati da tempo, tutti vivevano in casa, l’arrivo in Italia e le scelte dei servizi sociali li ritrasformarono in un batter d’occhio in nomadi, poiché in Italia se sei rom, sei necessariamente anche nomade ed il tuo posto per abitare è subito individuato in un campo nomadi. Ecco spiegato il motivo per cui esistono i campi, ma per risolvere il problema bisogna anche dire che oggi nei campi trovate cittadini italiani da secoli, seconde o terze generazioni di quei rom che scapparono dai Balcani, oppure cittadini comunitari. Questi sono gli elementi di cui tenere conto se vogliamo attivare una qualsiasi politica di superamento di questi luoghi.

     

    Da qui in avanti proviamo a costruire una lista di scelte alternative intorno a questo tema rilanciato da Fratelli d’Italia in modo da individuare l’azione concretamente applicabile. Per ogni risposta individuiamo l’azione concreta indicata da destra.

    L’inizio è necessariamente il seguente: il campo nomadi esiste. Che fai?

     

    Scelta 1: Lasci i rom nei campi nomadi pensando che sono tutti un gruppo di pericolosi asociali, almeno vivranno tra loro

     

    L’onorevole Donzelli ha dichiarato oggi: “Non sono sufficienti gli sgomberi che spostano soltanto il problema, bisogna allontanare da Firenze e dall’Italia le persone che non rispettano le regole…”

    Dunque i campi nomadi come luoghi di ghettizzazione non sono tollerabili, ma c’è un problema: le persone che abitano i campi sono italiani e spesso almeno comunitari, li puoi arrestare e processare se commettono reati, ma non tutti i rom sono criminali e dunque è irrealizzabile l’idea di allontanare tutti i rom, tanto da Firenze quanto dall’Italia.

     

    Scelta 2: Elimini i campi nomadi e utilizzi gli alloggi popolari secondo le graduatorie consuete, verifichi gli aventi diritto ed inserisci la popolazione dei campi  nomadi all’interno di case

     

    Fratelli d’Italia è contraria anche a questa soluzione, perché “prima gli italiani” e perché vi sono stati casi di assegnazione ad alcune famiglie rom che poi sono risultate non averne diritto per reddito. Ed ecco che ci troviamo di fronte ad un altro problema: si può dire che i rom non devono accedere all’edilizia pubblica ed adoperare una distinzione etnica? E quelli che sono pure italiani? E non basterebbe verificare il reddito come dovrebbe essere fatto per tutti, prima di un accesso in casa popolare?

     

    Ma se non si vogliono i campi, ma non vogliono neppure che le politiche sociali intervengano in maniera democratica e secondo i parametri legalmente individuati, che tipo di soluzione rimane?

     

    Scelta 3: eliminazione fisica: consideri i rom ed i sinti una razza di asociali e ladri geneticamente connotati e passi a liquidarli tutti, magari sterilizzandoli, come è successo in altri Paesi europei, fino agli anni Duemila.

     

    Vengono in mente le leggi razziali, erano appena ottant’anni fa.

     

    Domenico Guarino e Luca Bravi

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