Radio Cora - L’altro 11 settembre

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  • L’altro 11 settembre

    E’ in un pomeriggio di agosto, sorseggiando birra, anzi, “cerveza”, all’ombra di un porticato della maremma toscana, che intervisto David Muñoz Gutiérrez, autore del libro Cile, una storia come tante: dal 1949 al 1973,anno del Colpo di Stato che ha rovesciato il legittimo Presidente del Cile: Salvador Allende.

    David dedica questo libro “a tutte le vittime della dittatura militare cilena che usurpò il potere con la violenza delle armi l’11 settembre 1973, in particolare ai miei compagni della provincia di Cautin che furono perseguitati per il solo fatto di lottare per un Cile migliore, che furono lasciati senza lavoro, incarcerati, torturati, scomparsi ed esiliati”.

    Alla domanda “Perché questo scritto si intitola Cile, una storia come tante?”David risponde “per il fatto che fra il 1970 e il 1973 furono molti i giovani, uomini e donne, che credettero nel progetto di Salvador Allende e dedicarono il proprio tempo, forza e volontà a cercare di rendere possibile il programma di Unidad Popular che cercava di costruire una società socialista “alla cilena”. Pertanto molti giovani, uomini, donne di allora potrebbero scrivere una storia simile o quasi e in verità molti lo hanno fatto in questi 45 anni.”.

    David viveva nel Sud del Cile e conosce Allende a soli 14 anni (tutti gli studenti, a cominciare dai Licei, partecipavano in qualche modo al dibattito nazionale), quando quest’ultimo passa da Gorbea, municipio abitato anche da Mapuche (o ciò che resta di loro) durante la campagna del 1964. Ed è entusiasmo a prima vista; così lo segue con un centinaio di persone a Santiago, dove Davis è rimasto dal marzo all’ottobre del 1964, occasione anche per conoscere una grande città, circondata da “poblaciones” o bidonville, chiamate “le callampanas” (nome che deriva da un tipo di funghi che nascono generalmente di notte, come le casupole in quelle periferie).

    Le elezioni si tengono a settembre e ciò determina un grande movimento politico nel paese. L’altro candidato in grado di contrastare Allende era Eduaudo Frei Moltalva della Democrazia Cristiana, fortemente appoggiato dagli USA. La differenza fondamentale fra le due candidature -dice David- “è che il Frente de Accion Popular (FRAP) -coalizione di partiti di sinistra-  lottava per un programma antimperialista, antioligarchico e antifeudale impegnato in un largo movimento di massa per la conquista dei diritti dei lavoratori e l’emancipazione economica e politica nazionale”. Ma alle elezioni vince Frei con il 56,1 % contro il 38,9% di Allende e David torna a casa.

    Nel Dicembre 1969 nasce la Unidad Popoluar, formata dai partiti socialista, comunista e radicale. David mi racconta “il clima cambiò immediatamente, le aspettative erano tante e dopo la vittoria si moltiplicarono”. E in effetti Allende è eletto presidente del Cile e il 4 Novembre 1969 il Parlamento ne ratifica l’elezione, facendo di lui il primo presidente socialista, che si definisce marxista, eletto dal popolo! “Noi eravamo felici, contenti, ci organizzavamo in ogni luogo per far lavori volontari, eravamo disposti a qualsiasi sacrificio per costruire un Cile diverso”; e dicendo questo David sembra rivivere negli occhi l’allegria di quei momenti, soprattutto quando racconta che con “il treno della Vittoria di Allende” ha attraversato tutto il Cile da nord a sud.

    Il racconto di David ha un’ellisse fino al 1972, anno in cui lui incontra di nuovo Allende nel contesto di una grande manifestazione per i mapuche di Temuco, nella quale si spiega anche la riforma agraria e si eleggono i consigli comunali dei cittadini e delle cittadine “secondo il principio una testa un voto, indipendentemente dell’estrazione sociale”. Ma quello è l’anno in cui la crisi si fa sentire in vari modi: “i commercianti calavano le serrande perché temevano che i “barbari” delle campagne arrivassero in città”. La riforma agraria viene contrastata e inizia la reazione violenta dei padroni […] la protesta è organizzata ad hoc dall’estero (dagli Usa) con l’appoggio della destra e di gran parte della Democrazia Cristiana: serrate, blocco dei camionisti, sabotaggio economico a seguito della nazionalizzazione del rame, azione che -tra l’altro- era stata approvata da tutti i partiti”. Come reazione “la gente si mobilita e si organizza per la distribuzione dei prodotti, gli operai cercano di creare pezzi di ricambio”.

    In quell’anno David è segretario dei giovani socialisti della provincia di Catin e membro del comitato regionale del partito, perciò viene mandato in delegazione nella Repubblica Popolare Cinese per 60 giorni per mostrare ai paesi del “socialismo reale” la via cilena al socialismo. Da quell’anno in poi David sarà responsabile del partito.

    Alle elezioni politiche nel marzo del 1973 Allende prende il 44,7% dei voti e ciò spaventa la destra che accelera i preparativi del golpe con l’aiuto della CIA, con il beneplacito di Nixon e Kissinger.

    Per un anno in Cile vive quello che David descrive “uno stato di controrivoluzione permanente”, con il sabotaggio dell’energia elettrica, attentati agli acquedotti e ai gasdotti, mentre le signore dei quartieri alti delle grandi città iniziano “la protesta delle pentole” (usata per la prima volta in Brasile nel 1964).  I giornali enfatizzano i fatti, mentre Allende risponde: “Bisogna avere testa fredda e cuore caldo”, nel rispetto della Costituzione, delle leggi stabilite, cercando di cambiare quelle ritenute poco eque, se possibile, e cercando anche un appoggio dei militari. Il nuovo gabinetto civico militare il 26 giugno 1973 si istalla e Pinochet diventa capo dell’esercito. Come reazione a questo accordo, il generale in capo delle forze armate René Schneider, costituzionalista, viene ucciso dalla CIA che appoggia il partito di estrema destra “Patria y Libertad”, che ha come simbolo un ragno nero. Questo partito il 18 agosto 1973 assassina anche il dirigente dei camionisti democratici e distribuisce volantini nei quali chiama Allende a rinunciare oppure a suicidarsi.

    Unidad Popular denuncia “la grave situazione di sedizione in cui si è venuto a creare il paese” e Allende, attraverso la radio e la televisione, afferma:” il paese si trova al limite della guerra civile e ricorrerò al Congresso per chiedere la dichiarazione dello stato di assedio e evitare così un possibile scontro”; ma il suo discorso viene interrotto da un black out elettrico che, fra l’altro, coinvolge in contemporaneo 8 grandi città del paese. Il 22 agosto la camera dei Deputati, su iniziativa della Democrazia Cristiana, dichiara che il governo di Allende è illegale e invita i militari a lasciare i loro incarichi ministeriali. I Socialisti affermano che i Democristiani con quella manovra legalizzano il golpe imminente. Il primo settembre il nuovo Ministro dell’Interno, Carlos Briones, propone ancora una volta alla Democrazia Cristiana un dialogo al fine di evitare conseguenze irrimediabili, ma tale partito rifiuta, anzi, accusa Allende di star distruggendo il paese e la democrazia. Intanto continuano gli attentati, che secondo la stampa ormai sono più di mille, e in alcune province è dichiarato lo stato di emergenza. Solo 4 giorni dopo, il 4 settembre ci sono manifestazioni in tutto il paese in appoggio ad Allende (solo a Santiago si registrano più di un milione di persone). Tale sostegno accelera il golpe, perché per l’11 settembre Allende aveva annunciato un referendum per chiedere al popolo se volessero o no lui come presidente. David racconta che per le strade di Santiago già il 10 c’era una grande tensione. “L’11 dovevamo avere un incontro con il Ministro degli Interni. Io ed altri tre eravamo alloggiati in un albergo nella strada principale di Santiago, fra la stazione e il palazzo della Moneda, sede del governo. La mattina dell’11 settembre ci siamo svegliati con le strade occupate dai militari, c’erano le marce militari alla radio e alla televisione”. Il golpe era iniziato alle 6 di mattino, per giocare di anticipo sul referendum. “Per le strade le persone si muovevano come impazzite fra lo scoppio delle pallottole, le poche cabine telefoniche erano prese di assalto, da una piccola radio transistor abbiamo ascoltato le ultime parole del secondo discorso di Allende….si sentiva male…molti rumori… ma era chiaro che lui non avrebbe mai abbandonato il suo posto di presidente”. Salvatore Allende, Santiago del Cile, 11 settembre 1973, ore 9:10 a.m. “Sicuramente Radio Magallanes sarà azzittita e il metallo tranquillo della mia voce non vi giungerà più. Non importa. Continuerete a sentirla. Starò sempre insieme a voi. Perlomeno il mio ricordo sarà quello di un uomo degno, che fu leale con la Patria. Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi. Il popolo non deve farsi annientare né crivellare ma non può nemmeno umiliarsi. Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro, in cui il tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’Uomo Libero, per costruire una società migliore. Viva il Cile! Viva il Popolo! Viva i Lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio non sarà invano. Sono certo che, almeno, sarà una lezione morale che castigherà la fellonia, la codardia e il tradimento”.

    Alle 11 inizia il bombardamento della Moneda (nel quale Allende muore), l’occupazione del porto, delle sedi istituzionali e civili. Alle 15 la Giunta Militare ordina di sgombrare tutte le strade e stabilisce il coprifuoco fino a nuovo ordine. “C’era uno strano silenzio, nessuno parlava, alla tv si ascoltavano le comunicazioni dei militari, dalla finestra si vedevano circolare solo veicoli militari”. Quella notte David e i suoi compagni decidono di distruggere qualsiasi cosa possa identificarli con la militanza politica, ma la sera del 12 una quarantina di soldati fa irruzione nell’albergo in cui alloggiano, e David e i compagni, spalle al muro con i fucili puntati, vengono perquisiti e otto di loro vengono portati via. Non se ne saprà più nulla. Alle ore 15 del 13 settembre viene tolto il coprifuoco e David e i compagni superstiti cercano un posto dove nascondersi o come espatriare. Lui gira diversi giorni per le strade di Santiago, sempre più magro, senza denaro, terrorizzato dal fatto di aver visto sui muri della città dei manifesti con le fotografie di 8 persone, fra cui la sua, corredata di nome, con la scritta “se busca vivo o muerto”. Gli giungono sempre più notizie di compagni inseriti nelle liste di proscrizione, o, ancor peggio, portati nelle caserme (compreso il padre di David), nello stadio della capitale, torturati. Il 9 ottobre, poco dopo mezzogiorno, David salta il muro dell’Ambasciata Italiana, collocata nel quartiere alto di Santiago, grazie all’aiuto di una suora. I funzionari dell’Ambasciata il giorno dopo gli dicono che sono al corrente della sua situazione ma che devono aspettare che il governo italiano prenda una decisione sull’asilo politico. “La mia permanenza all’Ambasciata è durata dal 9 ottobre 1973 al 20 agosto 1974!”, mentre la situazione in Cile non migliorava, però si commentava meno in televisione e la repressione si era fatta più silenziosa. “Il 20 di agosto uscii dal Cile ed il 22 arrivai in Italia e così iniziò la mia vita da esule politico”.

    David vive in Italia da 44 anni (ora a Bologna), ha sempre trovato grande solidarietà nei lavoratori e non ha mai smesso di spiegare, soprattutto ai giovani (anche andando nelle scuole) ciò che è stata l’esperienza di Unidad Popular e di come sia finita a causa dell’imperialismo nordamericano.

    Durante i 17 anni di durata della dittatura, il Cile ha vissuto nel terrore, fra sparizioni fisiche degli oppositori e condizioni economiche disastrose. I militari non hanno indetto nuove elezioni e nel 1980 hanno imposto una costituzione che ha permesso di implementare il neoliberismo. Le prime elezioni si sono tenute nel 1989, vinte da Patricio Aylwin, che nel 1957 aveva partecipato alla fondazione del partito democristiano. Pinochet è rimasto comunque al vertice delle forze armate altri 8 anni, fino al marzo 1998e, una volta in pensione, è diventato Senatore a vita. Pochi mesi dopo è stato fermato a Londra, dove è  rimasto agli arresti domiciliari fino al 2002, quando gli viene concesso di ritornare in Cile.  La costituzione emanata dalla dittatura è rimasta tuttora invariata; i delitti commessi sono stati “liquidati” con l’attuazione della politica della riconciliazione nazionale.

    Chiara Nencioni

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