Radio Cora - MEETING TRANSNAZIONELE SPRYNG: BUONE PRATICHE DIDATTICHE E FORMATIVE PER LA LOTTA ALLE DISCRIMINAZIONI

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  • MEETING TRANSNAZIONELE SPRYNG: BUONE PRATICHE DIDATTICHE E FORMATIVE PER LA LOTTA ALLE DISCRIMINAZIONI

    Dal 6 all’8 giugno si è tenuto presso Villa Smilea, nel comune di Montale (PT) il Meeting Transnazionale “Spryng: Pari dignità, uguaglianza, lotta alle discriminazioni, buone pratiche didattiche e formative in chiave comparta”

    Spryng, acronimo inglese per Spreading Young Non-discrimination Generation, è un progetto europeo, presentato lo scorso luglio da una squadra di sei Comuni: Montale (capofila), Pistoia, Quarrata, Agliana, Montemurlo e Varazdin, città croata gemellata con Montale, che poi è stata sostituita dalla città tedesca di Münster. Questo anno si è aggiunta anche Camaiore (LU), grazie alla presenza del Liceo Chini-Michelangelo.

    Il progetto si è classificato al secondo posto sui 279 progetti presentati da enti di tutta Europa, costa circa 115.000 euro, di cui 92.000, pari all’80% della somma, finanziati dalla Comunità Europea. Le azioni intraprese sono mirate al contrasto, tra i giovani, delle principali forme di discriminazione razziale, di genere, di religione o legate all’orientamento sessuale e alla disabilità, e sono da realizzare principalmente nelle scuole attraverso il lavoro teorico e pratico di studenti e insegnati. Esse comprendono anche attività teatrali, artistiche e sportive, cineforum, conferenze, somministrazione di test.

    L’ incontro transnazionale per la condivisione di buone pratiche ha concluso il programma Spryng di questo anno, anche se la collaborazione europea andrà avanti per gli anni successivi.

    Dopo un corso di formazione per gli insegnanti, affiancati e monitorati da formatori, coach e psicologi professionisti, Spryng si è rivolto direttamente ai giovani. L’obiettivo, infatti, è quello di formare un gruppo di studenti, nelle scuole medie e superiori, e dare loro gli strumenti, affinché possano capire e riconoscere situazioni di discriminazione e disagio nel gruppo dei loro pari. Delle vere e proprie sentinelle nella scuola e non solo.

    Il meeting transnazionale che si è appena concluso ha visto la partecipazione, per l’ Italia, dell’ università di Firenze, con il Professore di Sociologia Filippo Buccarelli, responsabile -tra l’altro- del progetto per la nostra nazione, dell’ associazione culturale di ricerca sociale Poienlab, che è stata rappresentata dalla formatrice Emanuela Nesci e, in ambito scolastico, di 5 istituti comprensivi e una scuola secondaria della provincia di Pistoia e dal Liceo Chini-Michelangelo di Lido di Camaiore, per il quale ha coordinato il progetto la professoressa Nencioni, che ha portato con sé 15 studenti nell’ambito dell’ attività di alternanza scuola- lavoro. I partner europei, invece, sono l’università di Münster, attraverso l’Institut für Soziologie, con la presenza della Professoressa Stefanie Ernst, coordinatrice del progetto per la Germania, il Kommunales Integrationszentrum di Münster, attraverso la formatrice Andrea Reckfort, l’Overber-Kolleg della medesima città e l’Alexander Hegius Gymnasium di Ahaus.

    Questa l’articolazione del Meeting Transnazionale.

    Mercoledì 6 giugno i lavori sono stati aperti con una cena in località Santomato, per permettere alle delegazioni dei due stati di conoscersi. A seguire, presso Villa Smilea, è stato messo in scena, dagli scout di Quarrata, uno spettacolo teatrale sulla storia di Saamiya, giovanissima e povera atleta somala con l’attitudine e la passione per la corsa, che, dopo aver vinto tutte le gare per dilettanti somale, inizia a partecipare a gare per professionisti con l’aiuto del centro olimpico somalo gareggiando nei 100 m piani ai Campionati africani di atletica leggera nel 2008. Quello stesso anno partecipa anche alle Olimpiadi di Pechino, nella gara dei 200 m, ottenendo il record personale. Ella, con il sogno di poter partecipare anche alle Olimpiadi di Londra nel 2012, vistasi bloccata qualsiasi possibilità di azione nel suo paese natale, intraprende il massacrante viaggio che, attraverso Etiopia, Sudan e Libia, l’ha portata all’inizio di aprile del 2012 ad annegare nel naufragio della carretta del mare che attraversava quel grande cimitero che è ora il Mediterraneo, diretta a Lampedusa.

    Lo spettacolo ha alternato canzoni, immagini, letture tratte dal romanzo Non dirmi che hai paura, dedicato alla storia di Saamiya, scritto da Giuseppe Catozzella ed edito da Feltrinelli nel 2014. E’ stato un momento non solo di grande impatto emotivo e commozione, ma anche un’occasione di riflessione sulle tragedie dei migranti, sempre più non ascoltate, anzi, ritenute moleste e/o pericolose. Ma se non ci si limita a vedere queste persone come numeri, per giunta numeri di presenti invasori, ma si ascoltano le loro storie, ecco che la prospettiva cambia, che può subentrare l’empatia, che scatta l’humanitas, cioè il vedere un uomo nell’altro uomo.

    Giovedì 7 giugno, dopo la registrazione e i saluti istituzionali, si sono aperti i lavori del Convegno. La prima sessione è stata intitolata “La strada del riconoscimento: rappresentazioni sociali e modelli formativi in chiave comparata” e in essa i docenti universitari Buccarelli e Ernst hanno confrontato i dati e le statistiche emersi dai test sulle tematiche della discriminazione, somministrati ad un campione di 300 di trecento persone, soprattutto giovani, in Italia e a 97 alunni di 4 scuole, 228 cittadini, 20 esperti di servizi sociali e 24 membri di gruppi di lavoro universitari in Germania.

    Mentre in Italia al primo posto nella percezione della discriminazione è emersa quella nei confronti delle donne, seguita da quella per motivi economici e lavorativi, in Germania, invece, al primo posto si colloca la discriminazione per motivi religiosi, quella di genere scende al secondo, mentre il terzo posto è occupato da quella per orientamento sessuale.

    Interessante è anche il dato relativo alla sensazione di essersi sentito discriminato: 1 persona su 3 in Italia dichiara di essersi sentita tale almeno una volta nella vita, mentre in Germania il 54,2% degli intervistati dichiara che la discriminazione per loro non è mai stata un problema. Questo vuol dire che nel nostro paese c’è ancora molto lavoro da fare e di certo l’aria politica razzista, xenofoba, intollerante, reazionaria che spira attualmente non agevolerà azioni politiche in tal senso.

    Analogo è invece il dato relativo alla domanda “a chi ti rivolgeresti se fossi vittima di discriminazione”: la prima risposta in entrambi i paesi è “a parenti ed amici”. Ciò significa sia una percezione di vergogna e timidezza nel denunciare sia una ancora non piena consapevolezza dei propri diritti.

    La mattina è poi proseguita con un confronto fra formatori italiani e tedeschi e si è conclusa con l’esposizione di un’unità didattica per le scuole in chiave comparata.

    Dopo il coffee break si sono aperti i tavoli di lavoro. I partecipanti si sono divisi in tre gruppi: uno composto da docenti e due da studenti, di una ventina di ragazzi ciascuno. Ovviamente i gruppi erano misti, italo-tedeschi, perché l’obiettivo di essi era di discutere le tematiche relative al progetto Spryng in chiave comparativa. Gli studenti sono stati invitati ad affrontare “Nuove generazioni a confronto: le discriminazioni dal punto di vista dei ragazzi”, i docenti “Contesti territoriali e sistemi scolastici nazionali: quali modelli didattici condivisi contro la discriminazione?”.

    Dopo due ore di tavoli di lavoro, in cui il dibattito è stato serrato, acceso e proficuo, vuoi fra gli alunni vuoi fra i professori, si è tenuta la restituzione e la discussione delle idee e delle problematiche emerse. Ogni gruppo ha scelto un portavoce tedesco e uno italiano che si è fatto carico di riferire ciò che era stato detto nella sessione precedente. Sia gli alunni che i docenti hanno relazionato in tre lingue: inglese, tedesco ed italiano e già questo è stata un’occasione di praticare attivamente le lingue straniere, soprattutto per i più giovani.

    Sintetizzando i dati emersi, si rileva che in Italia le politiche per l’integrazione scolastica (sia degli stranieri che dei diversamente abili) è molto più avanzata che in Germania. Ai nostri occhi le “classi speciali”, che in Italia sono state abolite nel 1982, appaiono ghettizzanti, mentre in Germania nessuno mette in discussione la validità didattica di questa organizzazione scolastica. Invece il punto forte della Germania è una migliore coordinazione fra scuola, università e istituzioni, anche se non vi è una politica nazionale ma le modalità di attuazione degli interventi e il loro finanziamento è appannaggio dei singoli Länder.

    Per quanto riguarda, invece, il confronto fra studenti, il tema a loro più caro è il bullismo, che li tocca veramente da vicino e contro il quale sono concordi nel ritenere giusto non avere vergogna e/o paura, e utile parlarne con familiari e amici, accettare consigli, aprire la mente.

    Dopo le conclusioni alle 18, è iniziato il momento ricreativo con una cena nei pressi di Montale ed un evento di scambio culturale (notte bianca) presso il limitrofo comune di Agliana.

    Venerdì 8 giugno, dopo i saluti istituzionali da parte dei rappresentanti dei comuni partner e della fondazione Caripit, che ha finanziato parte del progetto, è stato proiettato un video contro il razzismo realizzato dagli studenti tedeschi del Max Planck Institut. Esso riprende lo spot governativo e lo adatta alla realtà scolastica, attraverso la figura di uno studente pakistano che viene discriminato.

    Poi è stato presentato il lavoro realizzato dall’l’Alexander Hegius Gymnasium di Ahaus, diviso in 4 moduli: Empathy, Diversity, Communication, Activity, frutto di diversi gruppi di lavoro che hanno partecipato a varie campagne sia contro la discriminazione, ad esempio quella contro l’omofobia, sia relative al gender mainstreaming, sia al Martin Luther Day, celebrazione istituita dapprima in America nel 1986,  il cui scopo è il rifiuto di sottomettersi a politiche razziste e discriminatorie.

    Infine è stato mostrato e spiegato il manifesto del progetto, realizzato dal gruppo tedesco. Si tratta di un cerchio, di sfondo verde chiaro non uniforme in cui il colore sbaffa oltre i confini della circonferenza (metafora dell’andare sempre oltre i confini, di attraversarli, di non viverli come una barriera). All’interno, oltre alla scritta SPRYNG, sono rappresentati, in una sorta di girotondo, 16 omini stilizzati, di cui uno arancione. Gli altri sono in nero. Questi ultimi rappresentano tutti gli altri, quello arancione è “io”.

    In forma di domanda il manifesto si chiede se tutti noi desideriamo un rapporto di stima reciproco, un linguaggio che esprima rispetto e considerazione reciproca, una scuola nella quale nessuno venga escluso o disprezzato, un atteggiamento non prevenuto, rispettoso, aperto e interessato; se sosteniamo un approccio positivo verso la diversità e la pluralità, la valorizzazione dell’individualità, un rapporto reciproco aperto, la fiducia reciproca, la corresponsabilità per la democrazia; se vogliamo rispetto e considerazione indipendentemente dalle nostre origini e dell’orientamento sessuale, dal grado di disabilità, dall’età e dalla religione.

    L’omino arancione, che rappresenta “io”, afferma il sostegno ad una comunità scolastica nella quale tutti vengano rispettati e trattati con considerazione e rispetto; osserva e interviene subito se un membro della comunità scolastica è vittima di discriminazione ed emarginazione; è un membro attivo della “generazione sensibile alle discriminazioni” SPRYNG.

    In conclusione, i due project leader, Filippo Buccarelli e Stefanie Ernest, hanno disegnato un bilancio del progetto Spryng, discusso delle sue prospettive future e tracciato le linee guida del documento finale.Saranno possibili verosimili sviluppi del progetto con azioni di partenariato e gemellaggi a più livelli fra le Università di Firenze e Münster, fra due scuole di quella città e il Liceo Chini- Michelangelo in cui il progetto Spryng verrà inserito nel Ptof, coinvolgendo varie classi del triennio anche in attività di alternanza scuola – lavoro. Appena si riaprirà il bando europeo, verrà richiesto il finanziamento per la prosecuzione del progetto.

    Il convegno transnazionale è stata un’occasione eccellente non solo di crescita culturale ma, in primis,  personale ed etica per tutti i partecipanti.

     

    Chiara Nencioni

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