Radio Cora - Il Brasile di Temer perde se stesso e la speranza di rinascere 

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  • Il Brasile di Temer perde se stesso e la speranza di rinascere 

    Il Brasile sembra ormai diventato un lontano, solo ricordo, di quel protagonista dell’economia mondiale e del riscatto degli ultimi che rappresentava al tempo della presidenza Lula. Niente ormai rimanda agli anni ed alle speranze quando veniva considerato la componente più forte dei Brics. Ormai il Brasile sembra avviato verso una deriva inarrestabile.

    di LUCA SOLDI

    Milioni di persone sono state risucchiate nella povertà più assoluta mentre la violenza si fa protagonista dentro e fuori quelle favelas che tornano a gonfiarsi di persone senza niente. Le multinazionali, le vecchie élite, le oligarchie che ormai con Temer hanno riconquistato i vertici del Paese assistono al ritorno verso un passato vecchio di decenni. E mentre i progressisti stentano a ricostruire il baluardo contro le ingiustizie nelle elezioni del prossimo ottobre, i militari si riaffacciano all’orizzonte come baluardo contro il “disordine” provocato da quel mondo a loro vicino che teme ancora oggi Lula.
    Il prezzo di questa restaurazione è che milioni di persone tornano nella povertà dopo aver assaporato per troppo poco un minimo benessere e soprattutto la speranza di un futuro migliore.

    Lula in carcere, minato nella credibilità e da una messa inscena manovrata in altre capitali, tenta di ricucire opposizione e dal carcere lancia messaggi di unità e speranza. Intanto arrivano le notizie dello sciopero dei camionisti. La mobilitazione dei trasportatori é arrivata al sesto giorno ed ormai evidente che siamo di fronte a ripercussioni che provocano nel Paese un’emergenza di carattere epocale.

    Il presidente Michel Temer ha mobilitato le forze armate e i servizi di sicurezza per riaprire il traffico nel paese, dove cominciavano a registrarsi seri problemi di approvvigionamento di cibo e carburante. La scorsa giornata era iniziata con delle notizie positive dopo che il governo aveva annunciato un accordo con 9 delle 11 organizzazioni di camionisti.

    Sembrava imminente una tregua di 15 giorni nella protesta, lanciata per esigere una riduzione del prezzo del carburante. Ma tutto improvvisamente sembra esser tornato indietro ed adesso, secondo stime dei media locali, circa un milione di camion è impegnato in 900 blocchi stradali in 22 dei 27 stati del paese.

    Gravi le ripercussioni in undici aeroporti che hanno informato di avere problemi di approvvigionamento di combustibile per gli aerei.

    Dunque decine di voli sono stati cancellati. Il porto di Santos, principale terminale navale dell’America Latina, è rimasto virtualmente isolato dal resto del paese, e a Brasilia, San Paolo ed altre città le autorità hanno sospeso le lezioni nelle scuole pubbliche.

    Si lamentavano lunghe file di auto per fare il pieno a prezzi gonfiati, incontrollabili.

    Gli ospedali denunciavano problemi di disponibilità di medicine.

    Drammatiche le notizie che arrivano dal mondo degli allevatori: produttori di carne hanno avvertito che un miliardo di polli e due milioni di maiali sono in rischio di vita per la mancanza di alimenti.

    La risposta del presidente Temer è altrettanto preoccupante e segno di una deriva incontrollabile.

    Temer ha annunciato nel pomeriggio che aveva “mobilitato le forze federali di sicurezza perché sblocchino le strade”, avvertendo che “non permetteremo che la società non abbia accesso ai beni di prima necessità”. La dura reazione di Temer è stata respinta dall’Associazione brasiliana di camionisti (Abcam), che non ha firmato l’intesa con l’esecutivo e ha avvertito che “se i militari vogliono togliere i blocchi, allora correrà sangue”. Con il passare delle ore, però, non si sono segnalati scontri o episodi di violenza, e il governo ha annunciato la ripresa del traffico in punti nevralgici del paese: la raffineria della Petrobras a Rio, per esempio, ha ripreso a distribuire carburante. Poco dopo le 18.00 (le 23.00 in Italia) il governo ha informato che il numero di posti di blocco è passato da 933 a 519, aggiungendo che in molti punti alcune corsie sono lasciate libere per il traffico. Resta da vedere quanto ci vorrà perché la situazione torni ad essere normale. In sei città dello stato di Rondonia, sulla frontiera con al Bolivia, per esempio, la mancanza di carburante ha già provocato estesi blackout.

    Il sogno di un Brasile moderno, inclusivo, attento agli ultimi, sembra dunque sfumato, anche qui paura ed ingiustizie sembrano fare da padrone mentre farne le spese sono sempre i soliti che ancora oggi sembrano guardare oltre quelle sbarre dove il vecchio presidente prova a ricostruire un mondo che solo pochi anni addietro sembrava aver ricongiunto la terra con il cielo.

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