Radio Cora - Il “confine orientale” e la necessità di costruire Memoria

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  • Il “confine orientale” e la necessità di costruire Memoria

    Dal 12 al 16 febbraio, un gruppo scelto di studenti da tutta la Toscana ha viaggiato sui luoghi della memoria lungo il confine orientale.

    Il dibattito sul valore dei luoghi della memoria, sulla presenza di segni materiali di alcuni tra gli eventi che hanno segnato la storia di questo ultimo secolo, sul significato dell’oblio che ha coperto fatti di sangue ed eroismo (a seconda del punto di vista da cui si guardano) o semplicemente di barbarie coinvolge gli storici, ma non è estraneo alle ragioni della didattica della storia, alla costruzione di una narrazione pubblica (spesso strumentalmente taciuta o rivisitata secondo ottiche di parte) della storia nazionale, partendo proprio dai giovani, per rendere loro non solo testimoni ma anche staffette di memoria.

    Per ricordare eventi del proprio passato, le società si affidano a rappresentazioni che possono prendere la forma di rituali collettivi quali giornate commemorative, o assumere forme materiali come monumenti, musei e toponimi. Lo storico Pierre Nora ha definito tutte queste rappresentazioni “luoghi della memoria”, ponte tra passato e presente, strumenti per eccellenza della costruzione di identità nazionali, locali e politiche, che esaltano il coraggio, la virtù, la grandezza di chi si intende commemorare o onorano le proprie vittime e denunciano i crimini subiti.

    Il viaggio studio dello scorso febbraio, attraversando alcuni luoghi della memoria -non sempre condivise- dell’Alto Adriatico, è stato un riuscito invito a riflettere sulle drammatiche conseguenze dell’avvento di regimi autoritari nel XX secolo in Europa. E’ stata così ripercorsa la complessità delle vicende storiche per giungere, attraverso alcuni luoghi che ne sono stati teatro, al presente europeo di questa regione. Sono infatti stati visitati il sacrario di Redipuglia, il Narodni Dom (la sede delle organizzazioni slovene a Trieste, distrutto nel 1920 dalle camicie nere), Gonars(Campo di concentramento fascista per civili jugoslavi e per prigionieri politici sloveni), la risiera di San Sabba a Trieste (il campo di concentramento nazista più a sud d’Europa), il Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata sempre a Trieste, la foiba di Basovizza, e lì vicino il monumento ai martiri sloveni (4 giovani, processati e fucilati dal tribunale speciale fascista nel settembre 1930), Padriciano (utilizzato come campo di raccolta per gli esuli italiani provenienti dai territori alto-adriatici già appartenuti al Regno d’Italia e passati sotto il controllo jugoslavo alla fine del Secondo conflitto mondiale), Fiume (con l’ incontro con il console italiano in Croazia e con il Preside, insegnanti e studenti della scuola italiana), il campo di concentramento di Fossoli (usato dalla RSI e dalle SS come principale Polizei-Durchgangslager per la deportazione di ebrei e oppositori politici e successivamente come campo per i profughi dell’esodo istriano) e il Museo del deportato di Carpi.

    Il viaggio è stato accompagnato da incontri con studiosi, giornalisti e testimoni: lo storico Štefan Čok, che ha tenuto una conferenza presso il Narodni Dom (che fu la Casa della cultura slovena), il Prof. Franco Cecotti, che ha accompagnato la visita a Redipuglia e Basovizza, Romano Manzutto, cresciuto nel C.R.P. di Padriciano, Livio Dorigo, profugo anche lui, incontrato presso il Museo della civiltà istriano, fiumano e dalmata, Marino Micich, figlio di profughi, direttore del Museo Archivio storico di Fiume, igiornalisti Pietro Spirito, del «Piccolo» e Aleksander Koren del «Primorski dnevnik».

    Il viaggio ha aggiunto allo studio un’esperienza utile a riflettere sul nesso storia-memoria e sul rapporto passato-presente in vista del futuro, attraverso la verifica di quanta e quale memoria è stata fissata nel tempo nelle zone del Confine Orientale, un confine mobile per eccellenza, e perciò problematicissimo. Esso è stato una proficua occasione per fornire  ai giovani la capacità di interpretare il meccanismo e lo sviluppo dei disastrosi processi di guerre, deportazioni, stermini di massa, evitando amnesie e reticenze e collocando i fatti nella loro dimensione specifica, contro l’insidioso rischio della progressiva perdita del senso della storia. Infatti una particolare attenzione è stata rivolta alla storia e alle memorie di alcuni “confini difficili” del secolo scorso, sulla questione delle memorie “non condivise” e sul rispetto di esse, sul confronto tra diverse narrazioni storiche.

    Il viaggio è stato anche un proficuo investimento da un punto di vista culturale, perché la diffusione delle conoscenze è un elemento decisivo per la partecipazione alla vita pubblica soprattutto delle nuove generazioni e per la crescita della democrazia, soprattutto in un periodo storico in cui certi fenomeni di sonno della ragione, oscurantismo, ignoranza (che porta con sé paura e pregiudizio) e razzismo stanno tornando. Infatti, come ha acutamente osservato J. Ortega y Gasset “Il passato è per sua natura revenant”, se si getta via, ritorna irrimediabilmente.

    Perché rispondere all’esigenza morale di conoscenza e di trasmissione di essa con un viaggio?

    Perché il viaggio, da Odisseo in poi, è fonte diretta e profonda di conoscenza. Si teme e si giudica con  ignorante diffidenza chi non  si conosce. Ed è la curiositas, nel senso latino del termine, a distinguerci dai bruti e a farci uomini.

    E poi anche perché in un’epoca come la nostra, caratterizzata da velocissime trasformazioni, in un’epoca in cui il mondo virtuale si sostituisce sempre più spesso a quello reale, si rischia di perdere il contatto con la fisicità. La visita ai luoghi della memoria, invece, permette un ritorno al contatto fisico, alla percezione reale del luogo come fonte di conoscenza, come segno del passato, come narrazione- anche «muta»-, come emozione e consapevolezza.

    E perché proprio un viaggio lungo il confine orientale?

    Perché viaggiare lungo il Confine orientale significa immergersi in una storia lunga, complessa, spesso politicamente strumentalizzata; significa non solo affrontare Storia e Memoria, anzi «memorie» insieme, ma anche fare un tuffo nell’Europa di oggi, interrogarsi sul destino dell’Europa unita per costruire il nostro futuro.

    Chiara Nencioni

     

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