Radio Cora - Borrometi, mai da solo contro le mafie

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  • Borrometi, mai da solo contro le mafie

    La mafia non uccide una sola volta, sarebbe troppo semplice. La mafia quando si trova “costretta ad intervenire” cerca subdolamente di minare le speranze, minaccia, crea discredito, alimenta malvagità, cerca di isolare e dopo elimina fisicamente quanti creano disturbo.

    di LUCA SOLDI

    Fra queste persone degne di “attenzione” possiamo senz’altro considerare il giornalista, Paolo Borrometi che oggi ha voluto lanciare un appello a tutti quei colleghi che continuano a sottovalutare la mafia, come se non esistesse. “Lo Stato ha vinto perché è riuscito a anticipare le mosse della mafia. Questo lo voglio dire con forza, anche perché l’attenzione delle forze dell’ordine nei miei confronti è costante”. Così il direttore del sito di inchiesta “La Spia” e collaboratore dell’Agi, nel corso di una conferenza stampa nella sede della Fnsi, dopo le notizie sull’esistenza di un piano mafioso per ucciderlo.

    “Nessuno vuole fare l’eroe – ha sottolineato Borrometi -. Siamo solo giornalisti che vogliono continuare a raccontare quello che accade. Ci sono però problemi perché c’è un capomafia in libertà che ha fatto interviste dicendo che la mafia non esiste. Se uno dei principali giornali online di Ragusa parla di presunto boss, riferendosi a una persona che è stata già condannata, qualcosa non va. Voglio fare un appello ai tutti i colleghi, anche quelli che hanno responsabilità sindacali: se continuano a dire che la mafia non esiste, sono loro che mi stanno condannando a morte”.

    Intervistato in più occasioni si è detto preoccupato per quella serie di registrazioni ambientali nelle quali si evidenziava in modo chiaro la volontà dei vertici mafiosi di toglierlo di circolazione in modo definitivo.

    “Sono preoccupato per ciò che sta accadendo, è ovvio, ma non mi fermo. Il progetto di attentato nei miei confronti era in fase avanzata. Tutto ciò mi sconcerta. Per fortuna sono attorniato da tanti colleghi che mi incoraggiano e non mi fanno sentire solo. Grazie ancora all’Unci per la testimonianza d’affetto, per la vicinanza, e per le battaglie a favore della libertà di stampa e a sostegno dei giornalisti minacciati”. Cosi Borrometi, contattato telefonicamente, ha risposto al vicepresidente nazionale dell’Unci, Leone Zingales.

    Borrometi vive sotto scorta da ben 4 anni ed in queste ore sicuramente le misure di protezione saranno rafforzate.

    Dopo il messaggio diffuso ieri, l’Unci ha ribadito la solidarietà al cronista che da quattro anni vive scortato. Un progetto di omicidio del giornalista ragusano, ad opera della mafia, è stato scoperto dagli inquirenti della Dda di Catania nell’ambito di un’inchiesta che ieri ha portato all’arresto di quattro persone in provincia di Siracusa con l’accusa di avere organizzato un attentato dinamitardo contro l’auto di un’avvocatessa.

    L’operazione delle forze dell’ordine non è stata casuale.

    Nessuna intercettazione telefonica stravolgente ma piuttosto un grande lavorio di intelligence fatto di pedinamenti, indagini sotto copertura e intercettazioni ambientali realizzate in condizione estreme di operatività.

    Un impegno che Borrometi ha voluto riconoscere alle forze dell’ordine per un impegno costante nei suoi confronti sia nel tema delle indagini che su quello della protezione.

    Fnsi: ‘firma collettiva’ sotto le sue inchieste

    Una ‘firma collettiva’ sotto le sue inchieste, da ripubblicare su tutti i siti web di informazione, e un’iniziativa pubblica da organizzare nelle zone in cui queste inchieste sono state realizzate. Proprio per fare fronte all’accentuarsi di minacce e di un vero e proprio clima di intimidazione e minaccia nei confronti dei giornalisti impegnati sul fronte della lotta alle mafie la Federazione nazionale della stampa ha lanciato due iniziative per dare sostanza alla solidarietà al direttore del sito di inchiesta “La Spia” e collaboratore dell’Agi. Non a caso, la conferenza stampa – organizzata dalla stessa Fnsi, Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, UsigRai e Articolo 21 all’indomani della divulgazione di intercettazioni che documentano la progettazione di un attentato a Borrometi – si è aperta con una foto collettiva di tutti i partecipanti stretti intorno a Paolo.

     

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