Radio Cora - La Chiesa, la paura e il Vangelo

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    Duro il monito di papà Francesco ai credenti, agli uomini di buona volontà:”Le paure si concentrano spesso su chi è straniero, diverso da noi, povero, come se fosse un nemico”. Papa Francesco, lo ricorda intervenendo nella basilica di Santa Maria in Trastevere, nel cuore di Roma, nella giornata dei 50 anni della Comunità di Sant’Egidio.

    di LUCA SOLDI

    “Il mondo oggi – continua il Papa – è spesso abitato dalla paura e anche dalla rabbia che è una ‘sorella’ della paura è una malattia antica. Il nostro tempo conosce grandi paure di fronte alle vaste dimensioni della globalizzazione”. Dagli stranieri e dai poveri, ci ricorda proprio colui che arriva dalle periferie del mondo , “ci si difende credendo di preservare quello che abbiamo o quello che siamo”. E “l’atmosfera di paura può contagiare anche i cristiani. Se siamo soli, siamo presi facilmente dalla paura”.

    “Continuate a stare accanto ai bambini delle periferie con le scuole della pace che ho visitato continuate a stare accanto agli anziani: a volte sono scartati, ma per voi sono amici. Continuate ad aprire nuovi corridoi umanitari per i profughi della guerra e della fame. I poveri sono il vostro tesoro“.

    “Non dite mai ‘io che c’entro?'”: così il Papa, in occasione della visita alla comunità di Sant’Egidio ha rinnovato l’appello a ciascuno ad essere “artigiano di pace”, “profeta di misericordia”, ad adoperarsi per “creare una società in cui nessuno sia più straniero”, a “valicare i muri e i confini”. “Ciascuno – ha sottolineato il Papa – è chiamato a cambiare il proprio cuore assumendo uno sguardo misericordioso verso l`altro, per diventare artigiano di pace e profeta di misericordia”.

    Papa Francesco ha poi ricordato la parabola del buon samaritano ricordando che non aveva una specifica responsabilità verso l`uomo ferito che aveva incontrato mezzo morto per la strada, ed era straniero. “Invece si comportò da fratello, perché ebbe uno sguardo di misericordia. Il cristiano, per sua vocazione, è fratello di ogni uomo, specie se povero, e anche se nemico”.

    Quindi “Non dite mai: ‘Io che c`entro?‘, Uno sguardo misericordioso ci impegna all`audacia creativa dell`amore, ce n`è tanto bisogno! Siamo fratelli di tutti e, per questo, profeti di un mondo nuovo; e la Chiesa è segno di unità del genere umano, tra popoli, famiglie, culture. “L’atmosfera di paura può contagiare anche i cristiani” ha concluso il Papa: “Il nostro tempo conosce grandi paure di fronte alle vaste dimensioni della globalizzazione. E le paure si concentrano spesso su chi è straniero, diverso da noi, povero, come se fosse un nemico. E allora ci si difende da queste persone, credendo di preservare quello che abbiamo o quello che siamo”.

    E non è certo questo il nostro destino di donne, uomini e credenti, sottolinea chiedendoci nel salutare di pregare per lui ed il suo pontificato.

     

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