Radio Cora - NIGER: MA QUALI ACCORDI? I SOLDATI ITALIANI ERANO GRADITI SOLO DA MACRON

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  • NIGER: MA QUALI ACCORDI? I SOLDATI ITALIANI ERANO GRADITI SOLO DA MACRON

    Servirà una accurata riconsiderazione perché i soldati italiani in Niger sembrano davvero essere una cosa poco gradita.

    Di Luca Soldi

    Sembrano essere, salvo smentite a livello più alto, il frutto malato di un accordo o di un favore fatto con e per il presidente francese Macron
    Il ministro degli Interni nigerino Mohamed Bazoum, confermando quanto ormai trapelava da settimane, ha definito come la missione italiana “inconcepibile” la missione militare italiana approvata a fine gennaio dal parlamento.
    Lo ha detto direttamente, senza alcun filtro che attenuasse la dichiarazione in una intervista alla Rai e quindi consapevole di quello che diceva.
    Il ministro Bazoum ha detto come non ci siano mai stati contatti in merito tra le istituzioni dei due paesi.
    Si è spinto oltre dicendo di aver appreso la notizia dai media. Evidentemente la decisione era maturata fra Roma e Parigi sottovalutando il fatto che il Niger, nonostante tutto non è più una colonia francese, come forse Macron ci aveva raccontato.

    Dunque salterebbe tutto lasciando spazio ad una possibilità di una “missione di esperti”, con nessun ruolo operativo e sicuramente non certo “nell’ordine dei quattrocento” come era stato preventivato dal nostro ministero.
    Una situazione che mette a “disagio” l’Italia, anche se la ministra della Difesa Roberta Pinotti avrebbe in mano due lettere di richiesta firmate dalla collega Kalla Moutari dove si ritiene la nostra presenza in Niger come strategica.
    Più di una brutta figura dunque se non emergeranno nuovi fatti e che in ogni caso mostra i limiti della nostra politica estera non solo recente, nei confronti dell’intero continente Africa.
    Tutto doveva essere inquadrato in una visione interventista contro il fondamentalismo ed il traffico di migranti ma in realtà è emerso che più che altro si sarebbe trasformato in un favore ai cugini francesi che hanno interessi ben concreti nella loro ex colonia.
    È infatti ben chiaro metà dell’uranio di Areva, la compagnia francese dell’energia nucleare titolare della tecnologia Epr, arriva dalle miniere del Niger.
    Areva possiede due grandi miniere nel Paese africano e fattura centiania di milioni di dollari, ma il Niger, nonostante sia il terzo Paese produttore di uranio al mondo, resta poverissimo.
    Oltretutto sono pesanti i rischi di inquinamento nelle falde e per le polveri radioattive che come ha denunciato Greenpeace da tempo.
    È quindi bene anche ricordare che questo Paese poverissimo, è facilmente soggetto a pericolose “interferenze” presenze fondamentaliste, ma come non potrebbe esserlo in una realtà di una popolazione che si aggira intorno ai dieci milioni di abitanti, dei quali i due terzi vive con 1,25 dollari al giorno.
    In una realtà che in sostanza, come lascia emergere tutta la vicenda, appare solo come una colonia mascherata solo nominalmente da Stato sovrano.

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