Radio Cora - Da Macerata a San Remo. Non avrete il mio odio

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  • Da Macerata a San Remo. Non avrete il mio odio

    Sono state 30mila le persone a Macerata a sfilare per le strade contro il razzismo, 10mila dice la questura, ma a me piacciono i numeri  degli organizzatori, perché sono quelli che ci hanno messo impegno, testa e cuore ed  in ogni caso sono numeri alti e non era per niente scontato. Solo il “Palazzo” ha avuto paura, ma i pavidi difficilmente cambiano la storia; non mi riferisco tanto a chi ricopre ruoli istituzionali dai quali mi aspettavo tentennamenti, quanto a quell’orpello di aggregati che ha comunque dubitato e che invece ha visto gran parte delle persone che ne costituiscono la base partecipare attivamente. La giornata di ieri la potremmo tradurre in una splendida narrazione, di quelle che ci riportano ossigeno, fatta anche dalla scelta del corteo pacifico di Macerata d’isolare chi (pochissimi) ha provato a tradurlo in violenza.

    L’immagine più bella di ieri resta quella viva del corteo marchigiano e di tante altre città d’Italia in cui l’antifascismo si è trasformato fisicamente nell’antirazzismo riuscendo finalmente a tradurre nel linguaggio dei figli quello che i padri chiamavano lotta al fascismo.

    Essere quella parte di umanità che ha sfilato a Macerata ha bisogno anche di nutrirsi di ragionamenti, emozioni, messaggi che possano contrastare  l’immagine della pistola di Luca Traini, le paranoiche giustificazioni che le sono state date e il fiume di racconto mediatico che ne è stato offerto, quasi sempre dalla parte dell’odio e della parte di chi continua nella costruzione del capro espiatorio.

    Di quel racconto di pace, inaspettatamente per chi guarda allo show televisivo con disprezzo, in questi giorni ha fatto parte anche un pezzo di San Remo. Serve a poco oppure a tanto? non ho certezze su questo, però la metà di coloro che guardavano la tv in questi giorni era sintonizzato sul festival e anche se in piccole dosi, San Remo ha saputo offrire il palcoscenico al monologo “la notte” recitato da Pierfrancesco Favino, alla poesia di “Mio fratello che guardi il mondo” interpretata da Fiorella Mannoia e Claudio Baglioni ed ha premiato una canzone di uno dei nuovi volti della musica che è Ermal Meta, immagine vivente di quegli albanesi arrivati a Bari dal mare che qui è rimasto prendendo la parola per il suo racconto in musica.

    La lettera di Antoine Leiris, “Non avrete il mio odio”, scritta dopo essere rimasto solo con il figlio di 17 mesi a causa della morte della compagna nella strage del Bataclan, trasportata in musica da Meta e Moro, è tornata a riannodarsi al racconto di questi giorni e credo risponda ai tanti Luca Traini, alle tante comparsate televisive degli imprenditori dell’odio che ci hanno avvelenato l’animo in questa settimana; la musica l’ha tradotta in contenuto più profondo per tutti noi, è un po’ come quando l’antifascismo si traduce nell’antirazzismo e se questo può succedere in una trasmissione mainstream, mentre 30mila persone camminano fisicamente  per la pace, direi che anche questo racconto sia un bene che ci sia stato, proprio in questo scorcio di 2018.

    Luca Bravi

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