Radio Cora - YEMEN: BOMBE CHE UCCIDONO CIVILI DALLE FABBRICHE ITALIANE 

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  • YEMEN: BOMBE CHE UCCIDONO CIVILI DALLE FABBRICHE ITALIANE 

    Che le armi fabbricate in Italia, non siano un gioioso soprammobile oppure un deterrente ai nemici degli alleati è ormai una cosa scontata. Bene lo sanno quanti hanno partecipato alla Marcia della Pace edizione 50.
    Così la notizia che delle armi prodotte dalla nostra industria bellica sono reali strumenti di morte anche per degli inermi civili, non coglie tutti di sorpresa.
    Appena le agenzie hanno lanciato la news proveniente nientedimeno che dagli Stati Uniti, sono iniziati a fiorire i commenti e le reazioni degli scandalizzati: “Bombe fabbricate in Sardegna sono state usate dall’Arabia Saudita nella guerra in Yemen, provocando morte e distruzione”. A denunciarlo è stata una inchiesta del prestigioso New York Times, che ha pubblicato la notizia al primo posto nella homepage del sito Internet del quotidiano americano.
    Nelle prime immagini si vede l’esplosione di una bomba ed in sottofondo una voce che ricorda come “lo Yemen sia immerso in un violento conflitto” ormai da anni e subito si ammirano, in profondo contrasto le riprese provenienti da un paese della Sardegna dove pare regnare un mare incontaminato.
    Le bombe dell’aviazione saudita che avrebbero provocato più di 10mila vittime nella guerra yemenita riportano spesso lo stesso codice di fabbricazione: A4447. La produzione farebbe risalire ad una produzione italiana, dagli stabilimenti della Rwm, situati a  Domusnovas in Sardegna. Un affare, spiega l’inchiesta di prima pagina del New York Times “Bombe italiane, morti yemeniti” sul viaggio degli ordigni Mk-80 dall’Italia fino all’Arabia Saudita.

    “L’Italia – riconosce il Nyt – non è l’unico Paese che invia armi all’Arabia Saudita. In base alla nostra inchiesta c’è stato un aumento sostanziale dell’export nel settore solo nel 2017″.

    Nel filmato prodotto nell’inchiesta viene mostrato quali sono i percorsi del commercio delle armi che vengono utilizzate in Medio Oriente aggirando così le norme che impedirebbero la vendita dove sono in corso conflitti.
     Il quotidiano americano mostra quelle che definisce “le prove” di bombe utilizzate non solo contro i combattenti Houthi sciiti ma anche contro i civili, e cita in particolare una famiglia di sei persone uccisa da una bomba.
    Niente di nuovo dunque, solo l’ennesima conferma di quanto tutti conoscono e fingono di non sapere. Nel giro di poche ore dal ministero degli Esteri è stata diffusa una nota che ha cercato di aggirare la questione ben più vasta del singolo tragico fatto: “L’Italia osserva in maniera scrupolosa il diritto nazionale ed internazionale in materia di esportazione di armamenti e si adegua sempre ed immediatamente a prescrizioni decise in ambito Onu o Ue. L’Arabia Saudita non è soggetta ad alcuna forma di embargo, sanzione o altra misura restrittiva internazionale o europea”. Dalla Farnesina si è fatto presente che “quanto riportato dal New York Times è una vicenda già nota, sulla quale il governo ha fornito chiarimenti più volte nel corso della legislatura, anche in sede parlamentare”.
    Tutto chiaro e limpido e pulito.
    Il servizio mostra le immagini delle visite ufficiali a Riad della premier britannica Theresa May e del presidente americano Donald Trump subito seguite da quelle dei diretti interessati, Paolo Gentiloni e il ministro della Difesa Roberta Pinotti.
    Non tutto è farina del nostro sacco, le armi sono fabbricate in Italia, in Sardegna appunto, dalla tedesca Rwm. Da lì partono per venir imbarcate nell’aeroporto di Cagliari con direzione Arabia Saudita. Nessuna triangolazione strana questa volta come accade spesso per altri gioielli della nostra industria bellica.
    A significare gli interessi in gioco si ricorda che dal 2015 fino al maggio del 2017 l’Italia avrebbe fornito armi all’Arabia Saudita per circa decine di milioni di euro.

    Secondo Linde Bryk, dello European Center for Constitutional and Human Rights, Roma non rispetta le regole: “La legge italiana (sulla vendita di armamenti ) è una delle più stringenti a livello europeo e vieta la vendita a Paesi coinvolti in conflitti armati. L’Arabia Saudita e i membri della sua coalizione sono coinvolti in un conflitto armato”. Poi l’esperto incalza: “Le leggi internazionali (l’Arms Trade Treaty) vietano la vendita di armi dove vi siano violazioni evidenti dei diritti umani. Ad esempio, queste persone muoiono e non c’è nelle vicinanze delle loro abitazioni alcun obiettivo militare. Questo ci dice che ci sono motivi per parlare di una violazione delle leggi internazionali sui diritti umani”.

    Lo scoop del Nyt, però, oltre a smascherare la responsabilità del governo italiano riguardo alla vendita di armi a Paesi coinvolti in un conflitto armato, attuano una violazione dei diritti umani, svela che la Rwm, azienda del gruppo tedesco Rheinmetall, nel 2016 ha aumentato i propri utili del50%. Analizzando i dati relativi all’export della sola Rwm, i giornalisti statunitensi hanno potuto constatare che il governo italiano ha rilasciato nel 2016 all’azienda di armamenti 45 licenze di vendita. Si tratterebbe di un via libera che farebbe ammontare ad un valore totale di ben 489 milioni di euro. Di questi milioni, ben 440 sarebbero provenienti dalla vendita delle stesse bombe destinate all’aviazione saudita: le famose Mk-80.

    In serata è giunta una nota da parte del M5S nella quale il senatore Roberto Cotti che affermerebbe di essere stato lui a fornire il materiale per l’inchiesta: “Dopo mesi di stretta collaborazione con il NYT, a cui ho fornito video, foto, documentazione, contatti, ecco ora l’inchiesta della prestigiosa testata americana”. “La denuncia è forte – prosegue il politico – le prove schiaccianti, le responsabilità del Governo italiano evidentissime. Un Governo che continua ad autorizzare l’export delle bombe nonostante le mie denunce, con ben 6 interrogazioni parlamentari a cui non si sono degnati di rispondere per cercare di giustificare il loro operato. Un impegno, il mio, finalmente premiato”.
    Non più tardi di settembre la Camera aveva respinto l’ipotesi di embargo relativo alla fornitura di bombe italiane verso l’Arabia Saudita, così come fosse una partecipazione, seppur indiretta, dell’Italia in un conflitto privo di autorizzazione e di mandato internazionale. Il provvedimento restrittivo, oltre che da molte organizzazioni, era stato esplicitamente richiesto anche da parte del Parlamento europeo.
    Dunque nessuna sorpresa, nessuna ipocrisia, le nostre armi, le nostre bombe funzionano bene, uccidono e gli affari vanno a gonfie vele.
    articolo di Luca Soldi
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