Radio Cora - A PORDENONE NON C’È POSTO PER L’UMANITÀ

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  • A PORDENONE NON C’È POSTO PER L’UMANITÀ

    Se in qualche parte d’Italia si fa a gara ad aiutare gli ultimi c’è un luogo dove scientemente si è deciso di privilegiare il più puro egoismo. È qui che la forza del potere, del populismo, fa sentire il peso delle decisioni che ricadono sugli ultimi. E’ qui che il bene comune si manifesta nel tenere al gelo, al freddo, all’aperto i migranti presenti in un piccolo campo nella periferia nord di Pordenone.

    DI LUCA SOLDI

    Il sindaco Alessandro Ciriani, afferma che «la città sta facendo più del suo dovere ospitando 400 persone contro le 125 che ci spetterebbero».
    Ecco dunque la volontà di non spingersi oltre mentre il gelo entra nelle carni di quei poveri cristi. Non importa che associazioni e società civile stiano protestando ormai da mesi, non importa che la condizione dei migranti venga definita pubblicamente «umanamente degradante». Le istituzioni tirano dritto, quelli sono esseri senza diritti.
    In fondo sono persone che sono abituate a soffrire che si sono sobbarcate il cammino sotto il sole d’Africa, nel deserto, cercando di evitare i mastini della Libia, le sevizie, i soprusi dei mercati di uomini, la traversata sul barcone, il viaggio fra le merci dei Tir che arrivano dall’Oriente, oppure sono gente dell’Est che pure hanno subito le peggiori ingiustizie.

    A disturbare non ci sono solo loro ma perfino le organizzazioni umanitarie che si impegnino a dare qualche coperta ed una ciotola di cibo.

    A ricordare questa vergogna Amnesty International, che ha denunciato le «politiche disumane e di sapore elettoralistico» portate avanti dal sindaco Ciriani. In un comunicato del 23 novembre scorso, Amnesty non ha fatto nessun sconto: «In questi giorni abbiamo letto e ascoltato frasi di sindaci e assessori secondo cui un’accoglienza degna e rispettosa dei diritti umani costituirebbe un fattore d’attrazione per altri migranti indesiderati. Da qui le misure di deterrenza: niente servizi igienici, niente dormitori e costanti minacce di sgombero».
    Dello stesso tenore le parole che arrivano dalla Croce Rossa: «A Pordenone arrivano moltissimi migranti. Quasi tutti vengono qui dopo essere stati respinti dai Paesi del Nord Europa e provano a fare una nuova richiesta d’asilo. Non tutti trovano accoglienza nelle strutture predisposte dalla Prefettura e sono costretti a vivere per strada. Una quindicina di loro avevano trovato rifugio in un parcheggio sotterraneo, che lo scorso 20 aprile è stato fatto sgomberare» racconta alla stampa Giovanni Antonaglia, presidente della Croce Rossa di Pordenone. «La Croce Rossa, insieme alle associazioni cittadine, prestava assistenza a questi migranti che dormivano per strada, anche se la Polizia locale e l’amministrazione comunale ci hanno più volte ribadito la “non opportunità” di portargli del cibo e delle coperte».

    La Cri ha proposto l’apertura di un dormitorio, l’amministrazione si è messa di traverso, abbandonando a loro stessi una sessantina di persone che si sono ritrovate in strada perché devono risolvere le pratiche. Poco più un migliaio di persone che transitano complessivamente in un anno e che devono necessariamente fare il possibile per resistere alle avversità della vita ed adesso, con il gelo, anche a quelle della natura.

    Cipriani non mostra comprensione, il fatto che sia stato eletto nelle fila di Fratelli d’Italia, conta poco, a dire di molti pordenonesi porta avanti un progetto già avviato dal suo predecessore, Claudio Pedrotti del Pd, che con le ripetute ordinanze «anti bivacco» aveva costretto gli ultimi degli ultimi vivere nella peggiore periferia della città.

    Pedrotti pare oggi un moderato ma è grazie a lui che pare sia stata sdoganata ogni vergogna ed adesso il degno successore non ha fatto altro che rendere possibile una condizione di vita di questi uomini simili alle bestie.

    A Pordenone, a star ad ascoltare il sindaco, non c’è più posto per l’umanità. C’è da giurare, neppure per il giorno di Natale.

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