Radio Cora - ARMI: UNA CRESCITA INARRESTABILE

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  • ARMI: UNA CRESCITA INARRESTABILE

    Ci sono numeri che evidenziano una crescita inarrestabile. Dati economici positivi che indicano come le scelte vanno in direzione di un nuovo sviluppo. Tutto il frutto di una lungimiranza sugli investimenti che pare stia raccogliendo un successo dietro l’altro.

    Di  Luca Soldi

    Il fatto di aver dato credito a questo indirizzo adesso permette di procedere verso nuovi investimenti e nuovi progetti.

    C’è un dato incontrovertibile che emergerebbe dalla nuova legge di Bilancio 2018. Numeri e percentuali che evidenziano come investimenti e previsioni stiano marciando in modo positivo. Ed uno Stato moderno, con spirito avanzato non può dunque che puntare larga parte dei suoi sforzi su quello che è il sentimento predominante quello della paura.

    Un sentimento umanissimo che tutto un mondo, la nostra classe dirigente dopo aver contribuito a formarlo, diffonderlo, inculcarlo, offre al suo popolo come soluzione ad altri mali ben più reali.

    Così ecco emergere a fronte di altre spese, di altre necessità nuovi costi, nuovi investimenti, per “adeguarci” a quanto fanno gli altri pari ai nostri governanti.

    Ecco spiegati i dati provvisori degli allegati tecnici al disegno di legge di Bilancio 2018 che stanno circolando e che mostrano un incremento annuo del 3,4% (circa 700 milioni) del budget previsionale del Ministero della Difesa che passerebbe dai 20,3 miliardi del 2017 ai quasi 21 miliardi del 2018. Un aumento che rafforza la tendenza di crescita avviato due anni fa: +8% (circa 1,6 miliardi) rispetto al bilancio Difesa del 2015.

    Numeri che arrivano attraverso Pax Christi grazie a  MILEX, il progetto lanciato per realizzare un Primo Rapporto Annuale sulle Spese Militari Italiane (pubblicato ad inizio 2017) che è servito come base per la creazione di un Osservatorio stabile sul tema. Un vero e proprio osservatorio promosso da Enrico Piovesana e Francesco Vignarca con la collaborazione e la struttura operativa del Movimento Nonviolento (nell’ambito delle attività della Rete Italiana per il Disarmo). Dati che qualcuno potrà dire inopportunamente di parte ma consultabili da tutti e quindi verificabili.

    Dati che parlano di aumenti esponenziali e non semplici adeguamenti o impegni per manutenzioni più o meno straordinarie.

    Numeri che però nascondono una contraddizione evidenziata dal fatto che mentre  crescono del 10% i fondi ministeriali per l’acquisto (e manutenzione) di nuovi armamenti, diminuiscono inspiegabilmente di quasi un 5% i capitoli per la sicurezza interna garantita dall’Arma dei Carabinieri.

    L’aumento delle spese italiane per la Difesa risulta ancor più consistente se si tiene conto di tutte le altre voci di spesa militare ‘extra-bilancio’ sostenute da altri ministeri ed enti pubblici: i 3,5 miliardi (+5% rispetto al 2017) dei contributi del Ministero dello Sviluppo Economico per l’acquisizione di nuovi armamenti ‘made in Italy’ (contributi pari al 71,5% del budget totale MiSE per la competitività e lo sviluppo delle imprese italiane), i circa 1,3 miliardi di costo delle missioni militari all’estero sostenute dal Ministero dell’Economia e delle Finanze ma anche gli oltre 2 miliardi del costo del personale militare a riposo a carico dell’INPS e il mezzo miliardo di spese indirette per le basi USA in Italia. Aggiungendo queste voci di spesa e sottraendo invece i costi non propriamente militari (3 miliardi per i Carabinieri in funzione di polizia e ordine pubblico e quasi mezzo miliardo per i Carabinieri in funzione di guardia forestale), il gran totale delle spese militari italiane per il 2018 raggiunge i 25 miliardi: un miliardo in più rispetto al 2017 (+4%), due miliardi in più rispetto al 2015 (+9%). Dati che aiutano la crescita tanto sbandierata in questi giorni che si traducono in un lieve incremento anche in termini di percentuale del PIL: 1,42 (contro l’1,40 del 2017) che potrebbe avvicinarsi all’1,5 se le ottimistiche stime previsionali del governo per il PIL 2018 non si realizzeranno.

    Dati che pure devono vederci soddisfatti perché sono ben  lontani dall’assurdo obiettivo imposto dalla NATO del 2% del PIL (ritenuto irraggiungibile dallo stesso Ministero della Difesa, che riporta il dato dell’1,2% riferito al solo bilancio ministeriale di 21 miliardi).

    Obiettivi mancati che ci fanno sentire in colpa ma che se ben letti fra tutti quelli del mondo occidentale, decisamente più di importanti alleati come Canada (1%), Germania e Spagna (entrambe all’1,2%). Ma niente in confronto con le potenze nucleari europee tipo quella francese e britannica anche se l’Italia spende per proteggere l’arsenale atomico USA della base bresciana di Ghedi (23 milioni nei prossimi anni) e per mantenere aggiornata la capacità nucleare dei bombardieri Tornado (la buona parte parte dei 254 milioni previsti fino al 2031 per l’adeguamento dell’intero comparto bellico chimico-biologico-radiologico-nucleare).

    Sommando gli stanziamenti 2018 della Difesa e del Mise per il ‘procurement’, il prossimo anno verrano investiti in nuovi armamenti complessivamente 5,7 miliardi, +7% rispetto al 2017. Qualche esempio oltre 700 milioni stanziati per l’acquisto di altri 3 o 4 bombardieri F-35; 300 milioni per la nuova portaerei Thaon de Revel, dal costo di 1,2 miliardi e quasi 400 milioni per i nuovi pattugliato d’altura; un centinaio di milioni per l’avvio dei programmi di acquisizione di 350 nuovi carri Ariete e Centauro (oltre 2 miliardi il costo totale) e di 2.000 nuovi blindati Lince (un miliardo il costo complessivo) e 50 nuovi elicotteri da attacco (mezzo miliardo solo per lo sviluppo).

    Nel bilancio previsionale del 2018 la tripartizione effettiva della spesa militare potrebbe quindi arrivare ad un  57% per il personale, 15% per l’esercizio e 28% per gli investimenti in armamenti e infrastrutture. Più bombe e missili per tutti, per tenere bene a mente che contrariamente a quello che ci vogliono far credere che con quella roba lì, con qualche cacciabombardiere in più cresce il Paese.

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