Radio Cora - Festambiente: Ciotti e Orlando, i rischi della politica del giorno per giorno

articoli

  • Festambiente: Ciotti e Orlando, i rischi della politica del giorno per giorno

    La tradizionale festa di Legambiente a Rispescia, nel cuore della provincia di Grosseto, continua ad essere al centro dell’attenzione politica più stretta. Lo è innanzitutto per essere l’unico palcoscenico a più voci di un agosto caratterizzato solo da qualche monologo commissionato sotto l’ombrellone. Di LUCA SOLDI

    Lo sanno bene gli organizzatori di Legambiente che in questa 29.a edizione sono riusciti a coniugare i temi temi della politica attualizzandoli tematiche ambientali. Difficile scindere. D’altra parte non potrebbe essere altrimenti con ospiti della portata di Pisapia, nelle giornate dell’inizio lavori, o come è accaduto ieri con la serata dedicata al tema: “Il bene comune della lotta alla mafia”, nella quale sono intervenuti, grazie al coordinamento di Enrico Fontana di Legambiente, la presidente dell’associazione, Rossella Muroni, Andrea Orlando, Ministro della Giustizia e Luigi Ciotti, presidente Libera e Gruppo Abele. E sul tema del “Bene comune”, della sua cura, il ministro Orlando, ha esordito ricordando che il 6 luglio scorso proprio il senato ha approvato norme importanti contro la mafia. Una ratifica non ancora definitiva che necessità di ulteriori passaggi proprio per la complessità dei temi. Per quella che sarà l’approvazione definitiva la strada potrebbe essere lunga, ma la legge offre nuovi strumenti per la lotta alla mafia ormai indispensabili, come le norme sulla assegnazione dei beni confiscati.

    La nuova legge definisce punti d’intervento anche per fare fronte alle nuove capacità delle mafie: “Occorre che i beni sequestrati arrivino presto alla loro riassegnazione finale. Occorre per questo aver chiaro il percorso per le nuove assegnazioni“, evitando i rischi che i beni sequestrati tornino alle stesse mafie e così ha proseguito Orlando: “Dobbiamo fare in modo che ci siamo normative che abbiano criterio più trasparente possibile nell’assegnazione dei beni. Anche perché come abbiamo visto di recente cominciano a farsi sentire le contaminazioni delle organizzazioni malavitose all’interno di associazioni antimafia. Tutto vero anche per don Ciotti: ” La legge è necessaria anche se ci sono zone d’ombra. Allo stesso tempo è evidente che c’è il rischio che salti tutto per l’approssimarsi del voto di fine legislatura”, ed ancora “un rischio che certi ambienti vedrebbero  con favore. C’è di certo anche chi vuole frenare la legge per rendere meno pesanti le colpe”. Per questo: “Occorre fare alla svelta” anche se traspare chiaramente nelle parole del presidente di Libera che sarebbe stato di fondamentale importanza inserire, collegare, nella nuova legge, i reati per corruzione.

    La presidente di Legambiente, Muroni, per parte sua, nel ringraziare i presenti ha rimarcato la soddisfazione nell’aver visto approvata l’altrettanto importante legge sugli eco-reati: “Serviva un quadro d’insieme che leggesse il problema dei reati collegati sostenibilità ecologica. Adesso c’è un recente rapporto sulle ecomafie, prodotto da Legambiente che dice che si intravede una luce. Che le cose migliorano ma occorre stare attenti perché anche in questo campo le mafie si stanno evolvendo”, ha detto la responsabile dell’associazione che ha organizzato Festambiente. “Adesso prevale una violenza mascherata”, evidenzia la presidente di Legambiente, “Per questo occorre ripartire da capo con nuova consapevolezza lavorando in rete con Libera” ed un punto è importante: “Occorre fare informazione per avere consenso sociale”.

    Don Ciotti, sollecitato dal moderatore, a questo punto ha voluto sottolineare, sulla lotta al bene comune, il grande contributo della chiesa di Francesco. Una nuova attenzione che ha avuto un punto di svolta quando Papa Francesco, ha voluto incontrare le centinaia di familiari vittime innocenti delle mafie. Lo stesso papa aveva detto di conoscere il problema delle corruzioni per i mali della sua terra d’origine, ma non ha mancato, prima di sentirsi coinvolto nella realtà italiana, di chiedere un aiuto a don Ciotti con degli “appunti” che sono diventati un vero punto di partenza del suo messaggio contro le mafie. Le condanna del Papa così non si è limitata alle dure parole, alla scomunica. Nello stile di Francesco si sono concretizzate anche nella creazione di uno specifico dicastero sulla corruzione e sulla mafie. Facendo poi un passo di alto valore ecumenico con la richiesta, a tutte le altre chiese del mondo, al potersi interessare alle corruzioni morali e materiali che distruggono ogni società.

    Per questo Ciotti ha ribadito un concetto sempre caro e cioè che: ‘La chiesa deve scuotere le coscienze. Francesco grida alla politica dei prestigiatori, degli illusionisti oltre che dei farabutti”, ma essenziale è il compito della “politica che deve partire dalle cose, della persone”. I cittadini per questo: ” Non devono essere considerati solo come votanti, ma come soggetti delle attenzioni di chi entra in politica, dunque politica vuol dire mettersi nei panni delle persone”, mentre succede spesso che sia condizionata dai giochi d’interesse e da tristi figuri che spesso si nascondono dietro i paraventi della rispettabilità. “Politica deve essere etica della comunità. Politica deve essere dedicata al bene comune”, ha ricordato don Ciotti, entrando anche nella questione non più rimandabile dello ius soli, una legge anche questa di forte dignità, da farsi al più presto a riconoscimento di quei valori di civiltà che ci dovrebbero contraddistinguere. Un tema caro anche al ministro Orlando come hanno evidenziato certe esternazioni dei giorni scorsi. Ma qui entrano in ballo anche certi meccanismi della struttura dello Stato, ha poi rammentato il ministro. Una macchinosità che potrebbe essere contrastata dalla politica e che invece la vede soccombere nelle istituzioni e fra i cittadini.

    Emerge, secondo Orlando, poi una difficoltà della politica nell’essere condizionata da quando decidono i mezzi comunicazione. La politica di trova così a seguire una agenda dettata da altri mentre in realtà la politica dovrebbe essere essa stessa, grazie alla partecipazione di base, di stimolo e proposta al dibattito per la soluzione che possa permettere di uscire fuori dai problemi. Rincorrere il singolo fatto quotidiano come accade oggi, secondo il ministro Orlando, non porta da nessuna parte se non fare il gioco di chi vuole ridurre la vita democratica ad una cosa per pochi, perché quando: “La politica deve rincorrere il singolo fatto si corre il rischio di andare solo dietro chi urla più forte”. Lo vediamo in questo tempo dove la politica, sobillata da un certo clima, monta spesso sole le paure più ancestrali. Essenziale secondo Orlando che: “La politica deve sfatare il mito della dell’uomo fatto da solo”. La politica deve dire anche cose scomode, il consenso ad ogni costo alla lunga non paga. Un esempio è la stessa legge sugli ecoreati che ora è cosa compresa ed accettata da tutti ma che ha avuto momenti di forte contrasto nel corso del suo procedere nelle aule delle istituzioni. Significativo che anche il ministro Orlando trovi in Papa Francesco un forte punto di riferimento. Da “laico”, ha tenuto a precisare il ministro: “Ho parlato più di un ora a Santa Marta con Papa Francesco del delicato e complesso tema delle carceri”, trovando disponibilità, attenzione, comprensione su uno degli argomenti che invece la politica del momento guarda bene di affrontare.

    La stessa opinione pubblica circa i temi legati alla carcerazione, alla giusta pena, al percorso di reinserimento “sembra adesso non voglia ascoltarlo su questo argomento” tanto è forte il clima di paure che ormai regna. Si relega così, verso il nulla, verso la disattenzione, anche secondo Orlando, ogni argomentazione presente in una società sempre più divisa, sempre più fatta di povertà e ricchezze estreme. Per questo dice il ministro rammaricato per la mancanza della discussione politica all’interno di quello che rimane dei partiti: “È importante che ci sia Libera e Legambiente ma la politica ha ormai perso spazio. Si sta indebolendo perché c’è stato una battaglia devastante per distruggerla”. Ed ancora: “Ciò che preoccupa è che oggi votano metà di chi ne ha diritto. E’ questo il tarlo che può uccidere la democrazia”, indipendentemente vinca uno schieramento o l’altro. Tocca poi alla presidente di Legambiente riportare il dibattito sulle questioni ambientali: “Gli incendi, la siccità sembra che si stia perdendo il senso delle cose. Si è parlato di ciò solo quando mediaticamente si è diffuso la notizia che a Roma sarebbe stata razionata l’acqua. In realtà uno studio del CNR passato, come spesso accade, sotto silenzio aveva già previsto da mesi il rischio della siccità e le conseguenze estreme della disattenzione alle problematiche del cambiamento del clima. Si è cavalcato di nuovo la paura. Legambiente su questo argomento ha detto chiaramente che ci sono le responsabilità in primo delle regioni che non hanno messo in moto nuovi protocolli, che non hanno agito in difesa ed in prevenzione.

    È mancato anche una riorganizzazione efficace circa i campi d’intervento del Corpo Forestale dopo il suo scioglimento all’interno dell’arma dei carabinieri. Un passaggio questo in divenire, in soluzione ma che ha portato, nel presente, grosse problematiche pratiche ed organizzative. Sono infatti venuti a mancare i decreti attuativi anche di questa riforma che hanno impedito che le capacità del CFS finissero fino da subito dentro il corpo dei carabinieri. Legambiente però è coinvolta anche nei temi sociali, ha voluto sottolineare la presidente di Legambiente: “Sono sgomenta che un leader come Salvini abbia criticato il presidente della Repubblica sulla vicenda dei migranti ch’è storia nostra”. Le conclusioni sono state di don Ciotti ch’è tornato sulla cultura della mafia: “Sul fatto che le mafie sono cambiate. Oggi si sparge sangue nel napoletano, nella provincia di Foggia dove fra l’altro, ha annunciato, si svolgerà il il prossimo 21 marzo in memoria di tutte le vittime innocenti di mafie. Ma è la corruzione morale e materiale il vero dramma. Sono le istituzioni devastate da certi deputati, da certi senatori, da una massoneria “deviata”. Davanti a tutto ciò ci sono ci sono la maggioranza di politici, di funzionari pubblici, di poliziotti, di carabinieri, di magistrati che svolgono con impegno e sincera deduzione i loro compiti. Ma anche giovani ed insegnanti impegnati nel trasmettere e fare memoria. Ma tutto ciò non basta, occorrono nuovi coinvolgimenti. Il fondatore di Libera, don Ciotti, ha voluto ricordare quello della scuola media dello Zen a Palermo. In questa scuola ha detto la preside fra tutti i ragazzi che concluderanno il ciclo solo tre potranno permettersi di proseguire alle superiori. Tutti gli altri avranno in destino la ricerca quasi impossibile di un lavoro oppure di finire nella schiera della piccola manovalanza a cui le mafie attingono a piene mani.

    Oppure portando alla luce i fatti di San Luca dove viene raccontato che c’è stato un baciamano al boss arrestato ma non si è diffuso che il vero fatto, la vera notizia, è che proprio a San Luca c’è stata una scuola che ha portato avanti una ricerca fatta da quei ragazzi facendo prendere a tutti coscienza di cosa è il male. Anche in questo caso il responsabile di Libera ha voluto ricordare quanto sia fondamentale il compito dei mezzi d’informazione. Anche per valorizzare le tante donne che si ribellano. Senza andare a ricercare i grandi nomi che tornano alla memoria, don Ciotti ha voluto rammentare che ogni giorno, insieme ad altrettante donne che prendono le redini delle cosche c’è ne sono altre che si ribellano. Ce ne sono altre che fuggono con i figli e pur non rinnegando il passato chiedono un aiuto che lo Stato deve concedere: quello di ridare una nuova identità che resti segreta che possa permettere senza alcun altro contributo da parte delle istituzioni, di riportare nuova dignità. Queste donne non chiedono soldi, non chiedono scorte ma poter far crescere i loro figli con altri valori di quelli in cui sono stati intrisi fino ad adesso. E’ a quelle donne che occorre guardare con speranza per il futuro.

    Dunque a Festambiente, vista anche la grande partecipazione popolare sicuramente non ci sono vincitori a reclamare l’allora del primo ma sicuramente c’è la sconfitta della politica del giorno per giorno, c’è di nuovo la testimonianza che la politica del “noi” è l’unica che può salvare da una deriva senza alcuna destinazione.

    687 Vis. 1 Vis. oggi