Radio Cora - I movimenti si fanno partiti (1972)

articoli

  • I movimenti si fanno partiti (1972)

    Stragismo, golpismo, neofascismo, “fanfascismo”, maoismo, leninismo, castrismo, imperialismo. Prevalgono gli “ismi”: anche il neocentrismo della DC di Forlani che rigetta gli «opposti estremismi», molla il centro-sinistra e sperimenta con Andreotti una formula traballante puntellata dal PLI di Malagodi.

    Di Riccardo Cammelli

    Il “lungo Sessantotto” fermenta ancora e la borghesia impaurita dal conflitto sociale invoca ordine e disciplina. Lo dice senza gridare la “maggioranza silenziosa” che alla vigilia delle elezioni del 1972 sembra preferire il MSI di Almirante. Intanto il PSI insiste sulla formula datata 1963 ma intende anche mantenere il dialogo con il PCI. In via delle Botteghe Oscure, freschi di congresso e di nuovo segretario, prosegue la politica dei “due fronti”: Berlinguer spinge per l’inserimento del partito nell’area di governo ma deve pararsi il fianco sinistro.

    Più in là del PCI i movimenti si fanno partiti: c’è la valutazione – tutta da verificare alle urne – di uno spazio che si è aperto a sinistra a seguito della “involuzione moderata” del PCI, uno spazio ampio e da conquistare. I comunisti vengono  giudicati ormai facenti parte del sistema, tutti impegnati a dimostrare alla DC la loro affidabilità e avviati verso l’eterodossia riformista socialdemocratica. Per i vari gruppi si apre il dibattito sulle opzioni: mantenere la dimensione sociale e movimentista oppure compiere un passo verso la nascita di un soggetto politico che accetti le regole del gioco elettorale e si cimenti nella competizione? Non ci sono però i presupposti per un progetto di coagulo della “nuova sinistra” e il compito è arduo: le miriadi di micro-cosmi disseminati lungo lo stivale si punzecchiamo, sgomitano fra loro, ognuno con la propria specificità e con i propri assunti ideologici e identitari, dotati di scarsa disponibilità al confronto e alla mediazione. E così ai nastri di partenza della corsa del 1972 si presentano in tre, distinti e distanti: i dissidenti cattolici delle ACLI, raccolti sotto il MPL di Livio Labor; il gruppo di Magri, Pintor e Rossanda con l’omonima sigla del Manifesto; i marxisti-leninisti di Aldo Brandirali, sotto il simbolo-slogan di “Servire il Popolo”.

    I comunisti squalificano in partenza tutti questi tentativi e dalle colonne de «l’Unità» prendono di mira il bersaglio principale: quei dissidenti che sono stati cacciati e che ora si danno alla «più sfrenata politica spicciola», rivoluzionari a parole ma «espertissimi di seggi in Parlamento», animati dalla loro «straordinaria missione», che non è quella della lotta alla DC e ai fascisti. Quelli del Manifesto – affermano da Botteghe Oscure – «combattono unicamente contro i comunisti» per «cercare di disperdere un po’ di voti a sinistra con grande e non nascosta gioia dei dirigenti democristiani». Al lampo rosso segue il tuono bianco e rispunta anche il tema del “voto utile”. Fanfani arriva a Firenze ai primi di aprile e spiega: ogni riduzione di voti alla DC aggiunge instabilità nella «guida delle coalizioni democratiche», quindi occorre votare per una «maggioranza democratica ben definita», per una «coalizione salda con guida sicura», guida che per il leader di Nuove Cronache spetta ovviamente alla DC. Gli attacchi e le critiche provengono da più fronti mentre le nuove liste elettorali si guardano in cagnesco, tanto che una parte della sponda sinistra non gradisce neppure la merce esposta in vetrina, e indica di non comprarla: Lotta Continua non invita «né a votare, né a non votare», mentre Potere Operaio prende atto che «non esistendo sbocco anti-istituzionale credibile organizzativamente», le masse operaie «non sanno che farsene di gruppuscoli arrabbiati che le rappresentano nel parlamento dei padroni (la vicenda del PSIUP insegna)». A sua volta il Manifesto critica MPL: sottrae consenso al movimento e alla costruzione dell’ «alternativa» catturando il dissenso cattolico e riconducendolo nell’area della sinistra cattolica «non alternativa».

    Nemmeno in Toscana e nella provincia di Firenze i partiti tradizionali risparmiano bordate ai movimenti, che spesso contraccambiano. Il tentativo di portare il conflitto fuori dalla scuola, nella società, è compito arduo. Davanti ai cancelli degli stabilimenti le parole più gentili si sintetizzano nella domanda: «chi vi paga?», insinuando il sospetto di essere finanziati dal nemico per sgretolare la compattezza del fronte operaio. Il tentativo di avviare un qualsiasi rapporto con partiti e sindacati si inabissa velocemente e non di rado la polemica si tramuta in scontro fisico, il cui acme è forse il “processo politico” ad Ernesto Ragionieri. La Federazione comunista fiorentina per voce del suo segretario, Piero Pieralli, annuncia una campagna elettorale «rumorosa e assordante», così come l’hanno definita gli stessi estremisti, e rumorosa diventa davvero attorno a  metà aprile, quando a Firenze e a Prato si tengono i comizi del MSI. Gli scontri non fanno che alimentare le accuse del PCI  sul «ruolo di pura e semplice provocazione» dei gruppi di Potere Operaio, Lotta Continua e Manifesto. Tali gruppi – sostiene la Federazione fiorentina – «non hanno niente in comune con la tradizione, le idee, gli obiettivi politici, i metodi di lotta della classe operaia, dell’antifascismo, della sinistra». Dello stesso avviso la Federazione PCI pratese, che da parte sua rassicura: gli agitatori sono stati «isolati e respinti con fermezza dai compagni del servizio d’ordine». Ma proprio su questa tendenza del PCI  – che «il manifesto» definisce «normalizzatrice» – la nuova sinistra intende costruire il suo consenso: Lucio Magri parla di un «nuovo spazio» che si apre a sinistra, incrinandosi «lo steccato di incomprensione e pregiudizio che separa politicamente le avanguardie dalle grandi masse».

    Sulla scheda elettorale dei seggi fiorentini compaiono ben 5 falci e martello (PCI, PSI, PSIUP, Manifesto e Servire il Popolo), stesso simbolo ma non per tutti la stessa sorte: alla Camera nessuno dei debuttanti prende un seggio. In provincia di Firenze il PCI accusa un lieve calo, in linea con il trend nazionale, scendendo dal 45,31% del 1970 al 45,04%, ma resta maggioranza assoluta in 30 Comuni, e in 11 di questi va in controtendenza aumentando di qualche decimo (il PCI di Castelfiorentino sempre primo, con il 69,6%). La DC aumenta dello 0,45% portandosi al 29,58%, il PSI prende un +0,27% e va all’ 8,53%, quarta forza è il MSI al 4,88%.

    Le altre tre falci e martello e i cattolici di sinistra contano gli spiccioli: il PSIUP sulle rive dell’Arno  appare in via d’estinzione, con l’1,44%; la lista del Manifesto prende lo 0,61% e Servire il Popolo lo 0,58%. I “dissidenti” del MPL appena lo 0,2%. Fra le tre nuove sigle Servire il Popolo è quella con il voto meglio distribuito sul territorio provinciale: dei suoi 4.615 elettori, la metà (2.356) proviene dai tre centri di Firenze, Prato ed Empoli, mentre l’altra metà dei voti è sparsa nel resto dei Comuni. In termini percentuali Servire il Popolo oscilla tra lo 0,4% e oltre il punto percentuale: in 29 Comuni ottiene risultati superiori alla media e tra questi in 4 Comuni (Cantagallo, Londa, Poggio a Caiano, Rufina) supera l’1%, con dato migliore a Cantagallo (1,22%). La lista del Manifesto conta 4.855 elettori, più del 60% (3.059) concentrato nelle città prima citate, segnale di un voto dalle caratteristiche più “urbane”. Quanto alle percentuali, ottiene risultati superiori alla media in 19 Comuni con migliore performance a Vaiano (0,91%). Infine MPL: 1.569 voti provinciali, di cui 1.007, come il Manifesto, racchiusi a Firenze, Prato ed Empoli. La sua grandezza si misura in centesimi in 9 Comuni, resta a quota zero in 2 Comuni (Londa e Vaglia) e ottiene i risultati migliori – si fa per dire – a S. Casciano Val di Pesa e Borgo S. Lorenzo (in entrambe lo 0,37%).

    Mentre il PSIUP si avvia allo scioglimento e Labor confluisce nella corrente lombardiana del PSI, sul giornale diretto da Pintor si fanno le prime riflessioni e le prime autocritiche sui «limiti» del movimento, sulla «incapacità di pratiche egemoniche», sulla «scarsità» di mezzi e di uomini, su di una campagna elettorale condotta in «isolamento», domandandosi infine se il terreno elettorale sia «sfavorevole». A queste difficoltà  che elenca Pintor, se parliamo dell’area fiorentina e delle “zone rosse” in genere, si aggiunge quella di porsi in senso critico verso il PCI, partito di governo della Regione, della Provincia e della stragrande maggioranza dei Comuni. Non solo perché subcultura e radicamento, capillarità e organizzazione lo sostengono, ma anche perché economia ed occupazione viaggiano e i partiti che amministrano le città vengono riconfermati ad ogni elezione.

    Il sindaco di Prato, Giorgio Vestri, commenta le elezioni parlando con dileggio del «carattere assolutamente disgregatorio della presenza dei gruppuscoli degli extraparlamentari, giustamente emarginati dalla volontà degli elettori». Ma Vestri dietro le parole nasconde un certo interesse perché sa, come i compagni del suo partito, che oltre un milione di voti in Italia sono andati alle tre sigle “extra” e al PSIUP, e sa anche che molti di questi sono giovani elettori. Troppo interessanti per essere trascurati. In via Alamanni e via Frascati attendono empiricamente la validità della legge di Newton: o la massa grande attrarrà verso di sé quelle piccole o il quadrato della loro distanza reciproca indebolirà la forza traente. Con altri movimenti che si faranno partiti.

     

    Riccardo Cammelli è laureato in Scienze Politiche alla “C. Alfieri”, ha scritto articoli di storia elettorale dell’area pratese su “Nuovo Pese Sera” e sul blog “Left Lab”. E’ stato pubblicato il suo libro di storia locale: “Tra i panni di rosso tinti. Appunti di storia pratese 1970-1992”, Attucci editrice, 2014

    LEGGI ANCHE

    ll discorso sospeso. Ovvero: Firenze (e l’Italia) alla prova della democrazia

    La Somma non fa il Totale

    Il Colle magro, la Piana, grassa

    Millesimo uguale, lingua diversa

    Elezioni Toscana: I bianchi guelfi e i rossi ghibellini (1970)

    1432 Vis. 1 Vis. oggi