Radio Cora - 25 APRILE: I PARTIGIANI SINTI DIMENTICATI.

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  • 25 APRILE: I PARTIGIANI SINTI DIMENTICATI.

    29 Partigiani in marciaSinti e rom in tutta l’Europa occupata furono martiri e partigiani. In Italia i sinti e i rom, dopo l’8 settembre del 1943, fuggirono dai campi di concentramento dove erano reclusi dal settembre 1940.  Molti vennero rastrellati dai fascisti e dai nazisti ed inviati nei campi di sterminio, ma alcuni riuscirono a nascondersi e a partecipare alla lotta partigiana anche a costo della propria vita. Questo pezzo di storia italiana è misconosciuta anche per il disinteresse dimostrato in questi anni dall’ANPI e dagli Istituti di Storia.

    Nel mantovano si formò il battaglione “I Leoni di Breda Solini” formato unicamente da sinti italiani, fuggiti dal campo di concentramento di Prignano sul Secchia (MO), dove erano stati rinchiusi nel settembre 1940. Lo racconta Giacomo “Gnugo” De Bar (scomparso pochi mesi fa) nel suo libro “Strada, Patria Sinta”:
    Molti sinti facevano i partigiani. Per esempio mio cugino Lucchesi Fioravante stava con la divisione Armando, ma anche molti di noi che facevano gli spettacoli durante il giorno, di notte andavano a portare via le armi ai tedeschi. Mio padre e lo zio Rus tornarono a casa nel 1945 e anche loro di notte si univano ad altri sinti per fare le azioni contro i tedeschi nella zona del mantovano fra Breda Solini e Rivarolo del Re (oggi Rivarolo Mantovano), dove giravamo con il postone che il nonno aveva attrezzato. Erano quasi una leggenda e la gente dei paesi li aveva soprannominati «I Leoni di Breda Solini», forse anche per quella volta che avevano disarmato una pattuglia dell’avanguardia tedesca.”
    Racconta ancora Gnugo:
    Erano entrati nel cuore della gente come eroi, anche per il fatto che usavano la violenza il minimo necessario, perché fra noi sinti non è mai esistita la volontà della guerra, l’istinto di uccidere un uomo solo perché è un nemico. Questo lo sapeva anche un fascista di Breda Solini che durante la Liberazione si era barricato in casa con un arsenale di armi, minacciando di fare fuoco a chiunque si avvicinasse o di uccidersi a sua volta facendo saltare tutta la casa: «Io mi arrendo solo ai Leoni di Breda Salini». Così andarono i miei, ai quali si arrese, ma venne poi preso in consegna lo stesso da altri partigiani, che lo rinchiusero in una cantina e lo picchiarono.”
    Quella di Gnugo De Bar è una testimonianza per stimolare le stesse Istituzioni ad attivarsi per far conoscere e offrire spazi ai sinti anche nelle cerimonie ufficiali, perchè troppo spesso viene oscurato più o meno volontariamente l’apporto dato dai sinti e dai rom alla formazione dell’Italia.
    Poche le notizie storiche, ad oggi si conoscono frammenti della storia di:
    Giuseppe “Tarzan” Catter, eroe partigiano sinto, ucciso dai fascisti nell’Imperiese, il suo distaccamento ne prese il nome, decorato al valore
    Walter “Vampa” Catter, eroe partigiano sinto, Martire di Vicenza, fucilato l’11 novembre 1944
    Lino “Ercole” Festini, eroe partigiano sinto, Martire di Vicenza, fucilato l’11 novembre 1944
    Silvio Paina, eroe partigiano sinto, Martire di Vicenza, fucilato l’11 novembre 1944
    Renato Mastini, eroe partigiano sinto, Martire di Vicenza, fucilato l’11 novembre 1944
    Giacomo Sacco, partigiano sinto, partecipa alla liberazione di Genova
    Giuseppe “Tzigari” Levakovich, partigiano sinto nella Brigata “Osoppo” in Friuli Venezia Giulia
    Rubino Bonora, partigiano sinto nella Divisione “Nannetti” in Friuli Venezia Giulia
    Amilcare “Corsaro” Debar, partigiano sinto, staffetta e poi partigiano combattente nella 48° Brigata Garibaldi “Dante Di Nanni”
    Vittorio “Spatzo” Mayer, partigiano sinto in Val di Non
    Mirko Levak, partigiano rom, scappato dal campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau si unisce ai partigiani
    Fioravante Lucchesi, partigiano sinto nella Divisione Modena Armando
    Battaglione “I Leoni di Breda Solini”, formato unicamente da sinti italiani, fuggiti dal campo di concentramento di Prignano sul Secchia (MO), operò nel mantovano
    (FONTE: U VELTO)
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