Radio Cora - USA: Obama autorizza trivellazioni in Alaska, ira degli ambientalisti

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    Greenpeace-Vs-Shell-1Il cambiamento climatico sarà al centro della visita in Alaska del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, in programma da oggi. Nei tre giorni che passerà nella regione, diventando anche il primo presidente statunitense in carica ad avventurarsi oltre il Circolo polare artico, Obama diffonderà il suo messaggio sul riscaldamento globale, “lanciando l’allarme” in vista anche della conferenza delle Nazioni Unite sul clima, a Parigi, tra tre mesi.

    Il presidente dedicherà molta attenzione al clima, poca però all’energia, nella sua visita: in Alaska, non si parlerà della sua recente decisione di permettere le trivellazioni della Shell nel mare dei Ciukci, mare marginale dell’Artico, alla ricerca di giacimenti di gas e petrolio. Una decisione aspramente criticata dagli ambientalisti, secondo cui rafforzerebbe la dipendenza degli Stati Uniti dal petrolio, danneggerebbe la fauna selvatica e sconvolgerebbe il fragile ecosistema dell’area, compresa tra la penisola dei Ciukci, in Russia, e l’Alaska.

    Il comportamento di Obama, per molti, è “discrepante, perché da una parte conduce il mondo verso un’azione onnicomprensiva contro il cambiamento climatico, ma dall’altra permette alle aziende ci condurre difficili e costose esplorazioni che mettono in pericolo zone remote”, ha detto Michael LeVine, consigliere di Oceana, un gruppo ambientalista. Oggi il New York Times sottolinea in un lungo articolo le “contraddizioni” di Obama al riguardo.

    Obama, secondo il New York Times, ha compiuto passi senza precedenti per ridurre la domanda nazionale di combustibili fossili, che causano il cambiamento climatico, grazie a nuove norme che tagliano le emissioni, e impegnandosi per un accordo mondiale, ma ha fatto molto meno per ridurre gli investimenti nel settore petrolifero e del gas per privilegiarne altri. Anzi, c’è stato un aumento sensibile degli investimenti in quel settore, con benefici economici che i cittadini hanno potuto constatare, con l’aumento dei posti di lavoro e la riduzione del costo dell’elettricità.

    Questo contrasto, e la sfida che ne consegue, è evidente proprio in Alaska, uno Stato che subisce gli effetti devastanti del cambiamento climatico, ma che dipende dallo sviluppo energetico per la sua sopravvivenza. Nel suo discorso settimanale alla nazione, sabato, Obama ha riconosciuto che, pur premendo per una transizione “dalle fonti energetiche inquinanti che minacciano la nostra salute e l’ambiente” a quelle non inquinanti, l’economia dipende ancora troppo da petrolio e gas. “Credo che dovremmo dipendere di più dalla produzione nazionale che dalle importazioni e chiedere i più alti standard di sicurezza. Condivido le preoccupazioni della gente sulle trivellazioni offshore. Ricordo molto bene la fuoriuscita di petrolio nel golfo del Messico provocata dalla Bp”.Gli ambientalisti hanno sottolineato l’incongruenza nel comportamento di Obama e nel suo viaggio in Alaska.

    Giovedì scorso, il gruppo Credo ha avviato una campagna per inondare la Casa Bianca di telefonate e petizioni chiedendo la fine delle trivellazioni nell’Artico e ha attaccato il presidente per la sua “ipocrisia controproducente” sul clima. Ambientalisti e nativi manifesteranno oggi contro le trivellazioni ad Anchorage, in concomitanza con l’arrivo di Obama. Ci sono però, in Alaska, anche gruppi che chiedono l’opposto e invitano Obama “a sostenere lo sviluppo energetico dell’Artico”.

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